CASORIA – Facendo una semplice passeggiata per le strade dell’hinterland napoletano, è palese constatare che esistano determinate attività sempre floride ed attive: i centri scommesse.

Quando sempre più negozi chiudono i battenti sotto il peso della recessione, questi sembrano vivere un eterno benessere finanziario.  Sparsi ovunque, talvolta sono sistemati addirittura uno accanto all’altro ed ognuno di essi gode di un gran numero di clienti, smaniosi di poter assistere a quella vincita che possa sistemare la loro vita per sempre.  Prevalentemente si punta sul calcio, non importano nazione e categoria. Ma la febbre del gioco non si ferma solo allo sport nazionale per eccellenza. Si scommette anche su basket,volley,corse di cani, di cavalli. Se la realtà non dovesse bastare a soddisfare i palati più sofisticati, è addirittura possibile puntare su competizioni virtuali, restando ad attendere l’esito di un match o di una corsa creati artificialmente da un computer.

Davanti ad un numero sempre maggiore di scommettitori, diventano frequenti  i casi di centri sprovvisti di autorizzazioni, che agevolano e facilitano la raccolta di puntate, la riscossione di poste e il pagamento delle vincite.  Risale a ieri la scoperta da parte dei carabinieri di Casoria e del personale SIAE di Afragola di ben cinque centri scommesse illegali, sparsi per i comuni di Casoria, Afragola, Grumo Nevano e Casavatore. Quattro le persone denunciate e sottoposte a sequestro diverse apparecchiature, tra cui  5 terminali di gioco “Racingdogs”, che permettevano di scommettere su corse virtuali di cani.

Nel mese di giugno, i centri scommesse non autorizzati hanno superato le cinquemila unità, un numero che spaventa se pensiamo che i centri a norma sono appena 7.400. Cinquemila centri che non pagano le imposte, privi di licenze, di concessioni, che sfuggono al rispetto dei regolamenti e i diktat del mercato del gioco. Ma questo ben poco interessa allo scommettitore, che specialmente in periodo di crisi cerca le quote migliori mettendo da parte l’etica. Infatti questi punti di gioco promettono anche vincite più alte, perché non gravati dalle imposte come gli esercizi autorizzati.

Due mercati, quello legale e illegale, che ormai offrono cifre simili per quanto riguarda le entrate. 3,7 miliardi di euro l’anno per il primo, 2,4 miliardi il secondo. Una differenza davvero minima, destinata ad assottigliarsi sempre di più.

In barba ad ogni cliché c’è un dato importante da rilevare. La regione con più punti vendita regolari è proprio la Campania (1618), seguita da Lombardia (oltre 900), Lazio (750) e Puglia (700).

Giuseppe Rocco