Liberia, Sierra Leone e Guinea. Ecco, in breve, le tre nazioni colpite maggiormente da questa disastrosa epidemia, che ha fatto immediatamente reagire la comunità internazionale. Dai più grandi paesi occidentali, da Cuba e perfino dalla Cina sono accorsi ingenti aiuti per contrastare la crisi, mentre l’organizzazione mondiale della sanità ha preso misure preventive nei confronti dei paesi colpiti. Allestimento di campi e miglioramento dei servizi ospedalieri da un lato, e isolamento delle zone colpite dall’altro. Sembra una risposta tempestiva, e soprattutto sensata.

Tuttavia, così focalizzati come eravamo sull’espansione di Ebola, ci siamo dimenticati della realtà della popolazione locale, che in quei paesi finiva così isolata. La Liberia è il paese maggiormente colpito. Le principali coltivazioni agricole del paese sono prodotti da esportazione, come banane, caffè o cacao. L’allevamento è molto poco diffuso, così come l’agricoltura cerealicola, che è solo a livello di sussistenza. Situazione ancora più grave in Guinea, dove la superficie coltivata del paese corrisponde solo al 3% dell’intero territorio. E’ chiaro quindi che questo tipo di agricoltura non è minimamente sufficiente a sfamare la popolazione, in caso di chiusura delle frontiere. Situazione disastrosa infine per la Sierra Leone, dove gran parte della popolazione lavora nell’estrazione di minerali, primo su tutti il diamante, e dove quindi c’è una quasi totale assenza di un settore agricolo improntato al consumo interno.

La chiusura delle frontiere, l’isolamento delle comunità locali e l’impossibilità di movimento per la manodopera interna hanno portato a conseguenze disastrose, che hanno già fatto molti più morti dell’Ebola. Ad aggravare la situazione è stata la totale chiusura dei rapporti diplomatici da parte dei paesi vicini, specialmente della Nigeria, che coi suoi 180 milioni di abitanti rappresentava il mercato principale per i tre paesi colpiti. Disastrose si sono rivelate anche le ulteriori misure dei governi locali, come la misura presa dal governo della Liberia, che decretando quattro giorni di coprifuoco per contrastare l’epidemia, ha impedito de facto il lavoro nei campi, specialmente per chi non lavora nelle vicinanze della propria abitazione.

Sono stati recentemente stanziati 85 milioni di dollari da parte del programma alimentare mondiale per contrastare la crisi, ma le misure non sembrano sufficienti, visto che secondo i dati ufficiali oltre un milione di persone sono già colpite da questa “crisi nella crisi”. C’è il grave rischio che, per combattere il problema dell’ebola e della sua espansione, venga messa a repentaglio la vita di milioni e milioni di persone innocenti, nel più assoluto silenzio e disinteresse da parte della comunità internazionale.

nicola donelli