Ormai come è da prassi e in linea di tendenza con i suoi predecessori il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, preferisce utilizzare locuzioni anglosassoni per esprimere i suoi imminenti progetti politici; nella fattispecie, alle sue ultime apparizioni televisive, dalla D’urso o Del Debbio fino ad arrivare all’ultima Direzione PD, il leader ha fatto riferimento alla parola “big tent”.

In italiano esso sta a significare “grande tenda”, un omonimo del più noto ed utilizzato termine “partito della nazione”, ovvero un partito che si prefigura come target, non una fascia di elettorato specifica, ma che si faccia espressione della più “vasta voce” possibile, proiettandosi al “centro” di alleanze funzionali con basi solide ma larghe; il termine e il concetto non possono che portarci alla memoria il “sistema DC” che in un modo o nell’altro ha fatto la storia di questo Paese per 40 anni.

“Stabilità” in cambio di “identità” si potrebbe asserire, un coacervo di idee e progetti diversi al posto di ideologie bandiere e colori altrettanto diversi; la trasformazione di un partito in un “calderone” o come alcuni dicono “macchina elettorale” perché guardando sempre alla storia, soprattutto d’oltre oceano, è stato il partito Repubblicano americano tra la fine dell ‘800 e l’inizio del ‘900 a ridefinirsi in tal maniera.

A dare un taglio netto alle possibili velleitarie interpretazioni è lo stesso Matteo Renzi che in Direzione PD afferma “è finito il voto a tempo indeterminato, è finito l’articolo 18 del voto. La gente non vota sempre gli stessi comunque vada. La gente fa zapping anche con i voti e la fatica del consenso è quotidiana”, quindi aumentando il raggio elettorale si intercetta l’elemento libero dello “zapping”. Ma qui vengono le rogne: una linea politica di siffatta natura, prevede come ovvio, la dichiarazione di guerra formale a tutte le minoranze interne ed esterne, un “aut-aut” una forzatura non indifferente alla stabilità di questa legislatura.

Il Presidente del Consiglio è consapevole di aver iniziato una danza quasi mortale con i suoi alleati e con le opposizioni, nel aver rimescolato le carte nulla deve essere lasciato al caso, difatti tali dichiarazioni non sono un fulmine al ciel sereno, anzi, sono il tassello mancante alla già delineata “Dottrina Renzi”, che ha il suo centro nell’Italicum 2.0 e nel big tent.

Il patto del Nazareno, revisionato, permette a Renzi di avere per il momento le spalle coperte e di passare la patata bollente a Sel e NCD che dovranno districarsi dalle maglie di questo “duo-polo” combattendo per la soglia di sbarramento, se vorranno mantenere una parvenza di autonomia. In linea con ciò detto Renzi potrebbe, una volta passata la legge elettorale, pensare ad elezioni anticipate così da “sfoltire” la rosa di persone a cui dare conto e “alleggerire” i rapporti parlamentari,ma come trapela della ultime sue dichiarazioni “a Palazzo Chigi fino a 47 anni”, la volontà del Presidente del Consiglio è quella di andare avanti fino al termine naturale della legislatura.

Dario Salvatore