Camillo Ruini, ex presidente della Cei, in un’intervista rilasciata il quattordici ottobre al Corriere della Sera, esprime la propria contrarietà nei  confronti del riconoscimento di unioni civili per le coppie omosessuali, con delle espressioni di durissimo disappunto.

Ad Aldo Cazzullo dice “Su questo punto mi sono espresso al tempo dei Dico, e non ho cambiato parere“.
Per il cardinale le unioni omosessuali non sono qualcosa da difendere con gli strumenti del diritto, perché l’ordinamento dovrebbe occuparsi di diritti “veri” e non di diritti “immaginari”, come quelli, per l’appunto, delle coppie gay.
Non importa dunque che la dicitura sia “matrimonio” o “unione civile”, l’errore consisterebbe nel garantire una simile possibilità, premesso che “Se il contenuto è molto simile, serve poco cambiare il nome del contenitore“.
Per Ruini la Chiesa non avrebbe da rimproverarsi nulla; nessuna lentezza nella discussione sul tema, semplicemente una visione diversa, dettata da dogmi per lo stesso imprescindibili.

Adesso la Chiesa è considerata in ritardo perché continua a ritenere l’omosessualità non conforme alla realtà del nostro essere, che è articolata in due sessi dal punto di vista organico, psicologico e più in generale antropologico. Sarà il tempo a dire se, sostenendo questo, la Chiesa è in ritardo o in anticipo rispetto all’opinione prevalente“.
Il cambio di passo della società moderna sui diritti degli omosessuali, sarebbe figlio di una tendenza che nulla avrebbe a che fare con la fede, una tendenza forse passeggera, di cui non sarebbe necessario tenere conto.
Negli Anni 70 anche molti non marxisti erano convinti che il marxismo fosse un orizzonte insuperabile per la cultura e la storia. Ma poi il marxismo si è dissolto e sono subentrate prospettive diverse. Allora mi occupavo di giovani: nel giro di pochi anni è cambiato tutto; Marx non interessava più. Non so dire se accadrà qualcosa di analogo con l’attuale tendenza libertaria; ma non lo escludo“.

Critico anche su Ignazio Marino “Un sindaco ha il diritto di sostenere le proprie posizioni, ma non può per questo violare le leggi dello Stato“.

Sulla comunione ai divorziati il cardinale è lapidario “Se il matrimonio rimane indissolubile, e quindi continua a esistere, contrarre un nuovo matrimonio sarebbe un caso di bigamia“.
Quando gli si chiede poi se nel Vaticano sia in atto una “battaglia” tra “conservatori” e “progressisti“, il  cardinale risponde positivamente ma, ricorda “Quella che papa Francesco ha espresso nel discorso conclusivo: non una Chiesa divisa, ma una Chiesa con posizioni differenti“.
Giudizio positivo quello sul papa,  le cui scelte per Ruini sono “una vera benedizione per la Chiesa: hanno contribuito a farle superare un momento difficile“.

Il giornalista stuzzica poi il cardinale domandandogli cosa ne pensa dell’abbandono, da parte di Papa Francesco, di quella concezione di “valori non negoziabili“, che era stata il centro della sua battaglia ai tempi della Cei. “Non amo fare questioni di parole e non ho difficoltà a rinunciare a un’espressione che in effetti è stata spesso equivocata; come se privasse i cattolici impegnati in politica della loro libertà e responsabilità, mentre si limita a richiamarli alla coerenza, affidando questa richiesta di coerenza alla libertà di ciascuno“.

Antonio Sciuto