E’ un periodo sempre più difficile per l’economia italiana e per i sindacati.
Tanti lavoratori non si sentono più rappresentati dalle sigle e pertanto sentiti abbandonati.
Ora come ora che si dovrebbero unire le forze per raggiungere il fine ultimo, nemmeno più i sindacati, tra di loro, riescono ad unire i lavoratori e le forze per sconfiggere il problema.

Il segretario generale della CGIL Susanna Camusso ci aveva già avvertito.
In risposta all’intervista rilasciata dal ministro Padoan alcuni giorni fa nel programma di Lucia Annunziata annunciava di essere sul piede di guerra e che qualora non sarebbero state apportate modifiche alla manovra economica, ad esembio con lo sblocco dei contratti nel pubblico impiego, sarebbe iniziato un periodo di scioperi.

Detto e fatto.

La prima manifestazione è stata indetta nella capitale per il giorno sabato 25 ottobre, poiché come dice la Camusso “è una sfida, c’è bisogno di cambiare il paese”.
Non tutti però, sono d’accordo con questa scelta.

A distaccarsi dalla sua collega è Annamaria Furlan, segretario generale CISL che durante la manifestazione regionale dei delegati CISL in lombardia tenutasi a Milano fa sapere che  “non credo che oggi siano utili scioperi generali”, chiamandosi fuori, scegliendo così un percorso diverso da quello intrapreso dagli altri sindacati.
Su una cosa sono certi, tutelare i lavoratori in questo periodo di forte crisi è indubbiamente necessario, ma “Piuttosto che uno sciopero, sarebbe meglio una grande mobilitazione, con assemblee nelle fabbriche, parlare con i lavoratori e con i  cittadini.
La nostra esigenza, ora, è stare sul territorio.”
poiché, dice : “Abbiamo perso 25 punti di produzione industriale e acquistato oltre 3 milioni di disoccupati”.
Per il segretario CISL la ricetta vincente sarebbe quella di far ripartire la produzione industriare per creare così, nuovi posti di lavoro,
“Tutto è importante, ma se non riparte la produzione il paese non crea posti di lavoro”
.

Nemmeno per Landini, segretario generale Fiom, lo sciopero sarà sufficiente, poiché :tutti i giorni ci sono aziende che annunciano chiusure, multinazionali che delocalizzano ed è ormai chiaro che, in assenza di politica industriale e senza una messa in discussione anche di determinati vincoli europei che facciano ripartire gli investimenti, si rischia di non uscire da questa situazione”.

Che sia giusto o no, già da domani sono attesi i primi disagi per trasporti e scuole a causa dello sciopero generale indetto dai sindacati Orsa e Usb.
Il venerdì nero dunque, metterà alla prova le grandi città italiane e suoi cittadini.

 Giuseppe Ianniello