NAPOLI – Nella giornata di ieri, 22 ottobre, un gruppo di studenti di farmacia  ha occupato il Rettorato dell’Università di Napoli Federico II. Dopo aver fatto irruzione in alcune aule, essersi confrontati con gli studenti ed aver affisso striscioni con slogan di protesta contro le irregolarità verificatesi e di difesa al libero accesso ai corsi di laurea, i manifestanti si sono diretti nei locali del Rettorato. A scatenare l’ira degli studenti è stata la vicenda che ha visto al centro dello scandalo l’importante imprenditore farmaceutico Nazario Matachione, di Torre Del Greco, già recentemente finito sotto accusa per corruzione. Stefano Kenji Iannillo (Link) dichiara: “Quando siamo venuti a conoscenza dello scandalo di Farmacia stavamo partecipando ad una assemblea rappresentativa per lo sciopero del 14 Novembre. Quello che è successo a Farmacia è la dimostrazione lampante che sul numero chiuso e sulla retorica del merito si gioca una partita che trasforma le università in luoghi elitari. La protesta, penso abbia colto in maniera intelligente l’obiettivo di costruire un momento di confronto tra gli studenti ed una presa di coscienza collettiva su quelle che sono ormai le macerie dell’università”.

Non è una novità che le amicizie dei potenti possano sortire effetti vantaggiosi. Non è una novità che, talvolta, le irregolarità si verifichino laddove esse provochino una lesione dei diritti e delle pari opportunità di accesso all’istruzione. Ma stavolta è diverso. Stavolta non ci troviamo nella facoltà di Medicina, bensì nel dipartimento di Farmacia. E ciò significa che, ovunque esista un corso di laurea a numero programmato, esistono una casta di potenti ed una schiera di studenti immeritevoli ma raccomandati: quindi, ancora di più, ad essere messi in discussione sono il diritto allo studio e la meritocrazia in tutti i campi. Stavolta, inoltre, non si tratta di un caso isolato, ma di una prassi consolidata che si ripeteva anno dopo anno. Stando ai dati della Procura, infatti, Matachione veniva sistematicamente informato in anticipo sui test d’ingresso alla facoltà di Farmacia. Dato che non tutti gli studenti che ambiscono a diventare dottori in farmacia hanno il piacere di conoscerlo, si verifica di fatto una disparità intollerabile nelle opportunità d’accesso. E’ questo che contestano i ragazzi di “Sciopero in formazione”, il laboratorio studentesco creato in vista dello sciopero del 14 novembre, che hanno messo in atto la protesta. «Test truccati a Farmacia, questa è la vostra meritocrazia». «No al numero chiuso». Questi, gli slogan affissi nell’edificio. Così, il rettore Marrelli ha ricevuto una delegazione di manifestanti ed ha ascoltato le loro indignazioni sull’accaduto.

Le ragioni della protesta sono giustissime, secondo Daniele Delicato (Viviunina, capogruppo Sinistra ed Indipendenti), che dichiara: “E’ profondamente ingiusto che tantissimi studenti, che studiano duramente durante l’estate per poter accedere ai corsi di laurea a numero chiuso, si vedano sorpassati dai soliti furbi. Matachione è solo la punta dell’iceberg, il problema è molto più profondo e radicato nel sistema: chi calpesta così i diritti degli studenti deve pagare”. Nette le parole di Lorenzo Fattori (Udu Napoli): “Dove c’è il numero chiuso, c’è l’illegalità. Inutile illudersi che il test d’ingresso serva a bloccare i raccomandati, bisogna aprire gli occhi”. Sulle ragioni della protesta, poi, continua: “La protesta nei locali del rettorato è un’azione sacrosanta, quanto estemporanea. Per contrastare il sistema delle raccomandazioni, serve una strategia di più lungo periodo, come quella dei ricorsi, sostenuta dall’Udu. Se le domande dei test sono uscite in anticipo per alcuni, le responsabilità vanno cercate anche e soprattutto negli uffici della Federico II”.

Contro il numero chiuso, si mostra anche la Run, nelle dichiarazioni di Francesca Esposito: “Questo episodio ci conferma che il numero chiuso va abolito in Italia, perché non è garanzia di meritocrazia e non è condotto in maniera trasparente. La politica si insinua sempre più nelle università, con i mezzi della corruzione. Il Ministero dovrà prendere seri provvedimenti ed assicurarsi che l’accesso ai corsi di laurea avvenga secondo la legge, anche nelle aree più a rischio corruzione”.

Sonia Mazzella