Per Susanna Camusso, così come dichiarato un intervento che risale all’assemblea dei delegati liguri della CGIL di due giorni fa, la manifestazione di protesta contro la legge-delega sul lavoro in programma per domani 25 ottobre a Roma in piazza San Giovanni (con cortei che partiranno dalle 9:30 da piazza della Repubblica e piazzale Ostiense), non segnerebbe la fine di un percorso, bensì “l’inizio di una nuova stagione”.

Dello stesso avviso anche Maurizio Landini, secondo il quale “lo sciopero generale credo che sia la naturale prosecuzione della manifestazione del 25 che darà visivamente l’idea che le persone che lavorano e hanno bisogno di lavorare non condividono le scelte che il governo sta facendo”. In effetti, le parole dei due segretari di CGIL e FIOM non appaiono senza fondamento: tra coloro che domani affolleranno le vie di Roma, numerosi sono quei lavoratori che da mesi o addirittura anni presidiano le fabbriche e azionano vertenze sindacali per tentare di evitare che la crisi dei propri stabilimenti possa ricadere in maniera drammaticamente sulle proprie teste.

In Italia, com’è noto,  il settore industriale sta affrontando una situazione di profonda difficoltà, difficoltà che potrebbero comportare delle conseguenze nefaste per i lavoratori, i quali sono impegnati in una lotta senza tregua per evitare di uscire devestati dai rinnovi contrattuali. A dimostrare questa tendenza all’unità d’azione, la scelta da parte della FIOM di far parlare dal palco di Piazza San Giovanni anche un delegato dell’AST Thyssen di Terni, in sciopero ad oltranza per il taglio di oltre 500 dipendenti. Il caso dell’AST non è tuttavia unico: le proteste e lo stallo dominano anche nell’ex stabilimento FIAT di Termini Imerese, nonostante la firma di un protocollo d’intesa; situazione di stallo che coinvolge ulteriormente le acciaierie Lucchini di Piombino e quelle ILVA di Taranto, Genova e Racconigi. Caso ulteriormente “scottante” quello della TWR di Livorno, dove un gruppo di cinquanta operai, a seguito della notizia chiusura degli impianti, ha occupato la locale sede di Confindustria ed in seguito la fabbrica, visto il rischio del posto di lavoro per circa 500 dipendenti.

Critica la situazione del settore chimico da Gela e Marghera a Livorno, a causa del piano Eni di riduzione delle raffinerie nel nostro paese, con la previsione di tagli per migliaia di salariati. I presidi sono presenti a Gela come a Livorno, che rappresentano in realtà soltanto una parte del problema, dato che, a dire di Rosario Rappa, “ci sono moltissime altre realtà piccole e medie che stanno chiudendo, è una desertificazione che avviene nell’assenza di politiche industriali”. In piazza anche i lavoratori di Almaviva e quelli della FILT che sfileranno con magliette e striscioni “i diritti non si appaltano”.

Parteciperanno alla protesta anche gli statali, in anticipo rispetto alla manifestazione di CISL e UIL del 9 novembre. Accanto ai lavoratori anche le associazioni degli “studenti medi e universitari”, nonché le associazioni rappresentative dei pensionati e migliaia di privati cittadini. Insomma, domani le tante voci di protesta sparse sul territorio dovrebbero unirsi per chiedere al governo di ripartire dai valori di “Lavoro, dignità e uguaglianza” per “cambiare l’Italia”.  Che abbia davvero ragione il segretario generale della CGIL?

Antonio Sciuto