Berlusconi accetta il guanto di sfida lanciato del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che in trasmissione dalla D’urso ammonì su possibili riforme in seno al riconoscimento civile di coppie omosessuali, e rilancia così la costituzione di un dipartimento  di diritti civili in Forza Italia presieduto da Mara Carfagna.

Ancora una volta modello di riferimento preso in esame è la Germania, lo stesso Berlusconi sentenzia “La legge tedesca sulle unioni civili e’ il giusto compromesso tra le libertà di tutti e il rispetto profondo dei valori cristiani e della famiglia” e ai possibili detrattori di questo suo quanto mai inaspettato cambio di posizioni, aggiunge che “chi ha responsabilità pubbliche non può non intervenire quando le esigenze della società cambiano”. Si potrebbe a lungo riflettere a quali esigenze il leader faccia riferimento, perché chi conosce Silvio Berlusconi o abbia comunque una buona memoria, non può di certo non rammentare le sue dichiarazioni alla fiera di Rho: “meglio puttaniere che gay” che hanno incarnato una linea politica ben precisa nei suoi anni di governo verso le unioni civili. Molti potrebbe sottolineare l’influsso che sicuramente in parte ha avuto la sua nuova compagna,Francesca Pascale, la quale, tesserata all’Arcigay  e all’Arcilesb, si è fatta paladina in prima persona per l’affermazione dei diritti di coppie omosessuali.

Quindi non farebbe scalpore tutto ciò, soprattutto se si menziona anche la cena avuta nei giorni scorsi con Vladimir Luxuria, che  ha sottolineato come ci sia sintonia di intenti con Berlusconi. Ma arrivati a ciò non si può neanche negare il dato politico che queste aperture comportano: la quasi prodigiosa folgorazione di Damasco è anche figlia della considerazione politica di non poter lasciare nulla al PD, di spalleggiare dal più piccolo tema a quello di maggiore complessità per non rimanere schiacciato sotto l’aurea politica di Renzi e per aprire la strada ad un nuovo elettorato sentito più vivo ma soprattutto più corposo rispetto a quello ormai residuale del Family Day. Da ciò si spiega anche la contemporanea apertura agli immigrati, proponendo uno jus soli temperato in cui la cittadinanza venga centellinata attraverso la dimostrazione di requisiti essenziali, come aver frequentato un ciclo scolastico e l’essersi completamente integrato nel tessuto sociale. Ora si aspettano le reazioni della base ma anche della propria area politica. Gli ex AN e l’UDC potrebbero non gradire il cambio di rotta unilaterale, mentre altri già si felicitano per una svolta sentita loro da sempre, in quanto liberali.

Dario Salvatore