Forti tensioni in Europa al seguito dell’annuncio del riesame del PIL degli stati membri dal 1995 al 2013, in forza del quale numerosi paesi sarebbero costretti a pagare maggiori contributi alle casse dell’Unione, mentre altri, al contrario, godrebbero di un rimborso per le spese in eccesso.

La Commissione Europea avrebbe infatti ricalcolato il PIL e la relativa IVA dei paesi europei sulla base di nuovi criteri, che comporterebbero per l’Italia, secondo quanto riportato dal Financial Times, un aumento dell’esborso a carico del bilancio dell’Unione pari a 340 milioni di euro. I rincari toccherebbero poi i Paesi Bassi, costretti a pagare altri 642,7 milioni; alla Grecia, per un valore di 89,4 milioni; e il Regno Unito, costretto a subire il più cospicuo aumento, pari a 2,1 miliardi di euro.

I riconteggi però non avrebbero avuto degli effetti negativi su tutti gli stati, dei benefici infatti spetterebbero alla Germania, che godrà di un rimborso di ben 779 milioni; alla Francia, che vedrà restituirsi circa 1 miliardo di euro; per il Belgio 170,5 milioni; per la Danimarca 321,4 milioni; per la Spagna 168,9 milioni. Queste cifre comunque, chiarisce la stessa Commissione, non sarebbero affatto definitive: i dati precisi arriveranno solamente a novembre.

Anche se non ufficiali, queste nuove stime suscitano già malumori in tutti quei paesi che dovrebbero subire un innalzamento delle tasse da versare immediatamente; per la precisione “nel primo giorno lavorativo di dicembre 2014”. Già sul piede di guerra il Primo Ministro inglese Cameron, che a termine della riunione del Consiglio Europeo avrebbe definito “inaccettabili” gli aumenti, affermando che il Regno Unito non intende pagare alcun aumento; l’inglese avrebbe dunque domandato ai ministri della finanza europei una riunione d’urgenza, proprio per discutere del bilancio dell’Unione. A spalleggiare il premier inglese, in quella che si annuncia come una battaglia senza esclusione di colpi, il presidente del consiglio italiano Matteo Renzi e Mark Rutte, primo ministro dei Paesi Bassi. In tal senso, il sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega alle politiche europee Sandro Gozi avrebbe parlato di “approfondire metodi e risultati”.

Alla base del ricalcolo dei tributi alle casse di Bruxelles, vi sarebbe infatti l’adozione da parte della Commissione di nuovi e controversi criteri di valutazione del PIL che prenderebbero in considerazione anche alcune attività illecite (traffico di droga, prostituzione e contrabbando di sigarette o di alcol), le spese sostenute per gli armamenti pubblici e gli investimenti su ricerca e sviluppo. A difendere l’applicazione di queste nuove regole però, la tedesca Angela Merkel ed il francese François Hollande, entrambi pienamente soddisfatti da questi principi.

Una nuova polemica si abbatte dunque sull’Unione Europea, che già in questi giorni aveva visto dei forti contrasti in merito alle valutazioni espresse dalla Commissione Europea nell’ambito delle verifiche relative alle leggi di stabilità presentate da Francia e Italia. Tensioni che non fanno altro che portare benzina al fuoco, rendendo ancora più difficile la costruzione di un’Europa veramente unita.

Antonio Sciuto