Il 18 ottobre scorso si è conclusa la marcia dei ricercatori europei con eventi e conferenze in tutte le capitali europee. Scopo principale dell’iniziativa era quello di far aprire gli occhi ai cittadini sui grandi rischi che si corrono nel tagliare i fondi per la cultura. In Italia le iniziative in vista di tale evento erano cominciate il 26 settembre scorso con la “Notte dei Ricercatori”, sovrapponendosi poi ai dieci giorni di “marcia” programmati a livello europeo. Sono stati giorni vissuti all’insegna della speranza in un futuro dove i continui tagli alla spesa, che i governi europei sembrano sempre più inclini ad operare, non ledano ancora la ricerca. Abitiamo un pianeta dove fame, ebola, sconvolgimenti climatici ed esaurimento delle risorse energetiche, mettono a dura prova il benessere del genere umano e dove l’unica risposta capace di far fronte a tali piaghe sembra non valere qualche euro in più di quanti non ne vengano invece destinati alle spese militari o della pubblica amministrazione. Fortunatamente però c’è chi ancora si batte per queste cause: sono stati infatti in 12.000, tra cittadini e ricercatori, a sottoscrivere la lettera pubblicata su Nature nella quale si rivendica la centralità della ricerca e dell’innovazione nell’operato dei governi. Tutt’oggi è possibile sottoscrivere la lettera presso questo indirizzo:

http://openletter.euroscience.org.

Sin dal titolo l’ammonimento è chiaro: “loro hanno scelto l’ignoranza” e non c’è da meravigliarsi che le parole contenute nel testo siano altrettanto spietate. Infatti a breve l’Europa approverà il budget comunitario 2015 col suo carico di tagli nel settore “Ricerca e Sviluppo”, come, per esempio, il miliardo di euro che non giungerà più al fondo Erasmus. Il bilancio totale di questi tagli comprometterà di fatto l’obiettivo comunitario di raggiungere investimenti nella cultura pari al 3% del PIL dei Paesi UE entro il 2020. Avremo insomma un 3% irrimediabilmente compromesso ed un altro 3%, ovvero il rapporto deficit-PIL, eredità proveniente da Maastricht, che pesa come un macigno.

In prima linea in Italia c’è il fisico Francesco Sylos Labini, del centro Enrico Fermi e dell’Istituto per i Sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il quale ha tenuto una conferenza stampa a Roma a conclusione della “marcia”, insieme ad altri ricercatori e rappresentanti delle associazioni studentesche e dei dottori di ricerca. Durante l’incontro coi mass media il fisico ha sottolineato quanto sia deleterio per l’economia del Belpaese il taglio effettuato negli ultimi anni ai fondi destinati alla ricerca e all’Università (-20% dal 2008), al reclutamento (-90% dal 2008) ed alla ricerca di base (-100% dal 2008).

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Simili tagli, più o meno indiscriminati, a detta dei ricercatori, hanno tolto all’Italia “il contributo decisivo che un forte settore della ricerca può dare all’economia, contributo particolarmente necessario nei paesi più duramente colpiti dalla crisi economica”, così come affermato anche nella lettera.
Durante la conferenza Sylos ha anche dichiarato che il prossimo passo ”è organizzare un incontro con il commissario europeo per la ricerca Carlos Moedas”.
Pertanto, in attesa che l’Europa apra gli occhi, non ci resta altro da fare che unirci all’appello accorato dei ricercatori. L’essere umano così come lo conosciamo oggi è frutto del progresso scientifico e culturale che ha conseguito nei secoli, pertanto togliergli la sua naturale inclinazione alla ricerca, alla conoscenza, al ragionamento libero ed indipendente, lo renderebbe null’altro che una creatura tra le più bieche e feroci che popolano il nostro pianeta.

Francesco Orefice