Napoli ha raggiunto di recente un grande traguardo dal punto di vista linguistico e, quindi, culturale e artistico. Il dialetto delle opere teatrali di Eduardo De Filippo e delle canzoni di Massimo Ranieri, il dialetto che è stato lo strumento e il tramite massimo di espressione del grande Antonio De Curtis, il dialetto che ha fatto sognare milioni di persone con la musica, la poesia e le canzoni non è più un dialetto: il napoletano di recente è diventato una lingua ufficialmente riconosciuta a livello nazionale.

Questo traguardo linguistico e filologico però non fa perdere il carattere realistico e suggestivo, verace e unico della “verve” napoletana, di cui la simpatia e la battuta comica sono le caratteristiche preponderanti che da sempre la contraddistinguono. Ma come parla il napoletano? Il napoletano, quello vero, quello legato alle tradizioni e al passato, alla storia e alla magia di questa bella città conosce di sicuro il mondo dei proverbi, dei modi di dire, degli stereotipi più conosciuti come “detti popolari”: la sapientia popularis si esprime spesso ancora oggi attraverso questi simpatici modi di dire, spesso complessi per chi non conosce il vero napoletano, dal significato talvolta ambiguo e singolare.

Per ricordare la spontaneità e l’immediatezza di una lingua così particolare e prestigiosa (anche a livello internazionale) si propongono alcuni tra i proverbi napoletani più simpatici e che facilmente si sentono dire e raccontare ancora oggi e che rappresentano il modo di parlare delle persone non più giovani, i “saggi” dei tempi antichi.

Pe’ vintinov’e trenta

Una situazione risolta in positivo all’ultimo momento grazie alla scelta giusta fatta all’ultimo secondo.

Figlio ‘e ‘ntrocchia

Furbizia e scaltrezza sono qualità tipiche e caratteristiche del figlio ‘e ‘ntrocchia: un individuo capace di commettere qualsiasi furbizia o colpo basso senza che il malcapitato si renda conto dello scherzo o del torto subito.

Chi cchiu’ penza ‘e sape’ cchiu’ e’ ‘gnurante

Persona che parla a sproposito e pensa di essere superiore ma conclude poco nel pratico.

 Chi gallina nasce, in terra raspa.

Colui che nasce rozzo pensa e agisce come rozzo.

Ognuno è ricco ‘a casa soja.

Ognuno è Re (ricco) della propria casa. 

‘E luce fanno juorno ‘a sera.

Esiste sempre una speranza. È l’ultima a morire.

Ogne scarrafone  è bello ‘a mamma soja.

Ogni figlio, anche se brutto esteticamente, sarà sempre bello per sua madre.

 Rispettà ‘o cane p’ ‘o patrone.

La gentilezza disinteressata ritorna di riflesso.

Chi bene fà, male aspetta.

La carità e il bene vengono mal ricambiati.

Chi ogge chiagne, dimane ride.

La fortuna come il mondo gira.

Ci sono ancora altri innumerevoli proverbi da usare per ogni occasione e situazione, con gli amici e i parenti e di sicuro quest’ultimo lo conosco tutti:

Dicette ‘o Pappece  nfacce ‘a noce damme ‘o tiempo ca te spertoso…

Tempo e pazienza consentono le imprese più ardue…

Valentina Labattaglia