Che internet e i social network siano una preziosa fonte di informazione ed interrelazione col mondo è indiscutibile. Tuttavia, come per ogni cosa, occorre anche saperne fare un utilizzo opportuno. Virtù di cui, troppo spesso, i nostri parlamentari sembrano far difetto. Ultimo, in ordine di tempo, il deputato del Movimento 5 Stelle Carlo Sibilia.

Sono passate soltanto poche ore dal sanguinoso attentato di Ottawa, all’esterno del Parlamento canadese, dove la mano folle di un terrorista ha sparato e ucciso due persone. Un gesto eclatante, tantopiù perché in grado di ferire al cuore uno dei Paesi che la tradizione suol considerare fra i più pacifici e democratici. Ma il dramma in Canada non ha mancato di ripercuotersi, sotto altre forme, qui da noi, lasciando forti perplessità sulla reale minaccia portata dall’ISIS e sulle preoccupanti conseguenze che atti del genere provocano sull’opinione pubblica.

Post Sibilia Facebook

A scoperchiare il vaso di Pandora, nell’occasione, il parlamentare grillino Carlo Sibilia attraverso le parole di un post pubblicato sul suo profilo facebook:
“I paesi europei sono in forte difficoltà. Unione incerta e disoccupazione alle stelle. Mezzo mondo è alle prese con analfabetizzazione, fame e malattie. I politici spesso prendono a modello i governo del nord. Norvegia, USA e Canada. Eppure dov’è che hanno iniziato a sparare i politici…proprio in un paese come il Canada. Opera di un pazzo o di qualcuno che ha ritrovato la ragione? La mia solidarietà a chi ha perso la vita nell’attentato. A chi vanno attribuite le colpe?”

Tra considerazioni legittime e punteggiatura claudicante, emerge con angoscia una sorta di giustificazione per l’attentatore di Ottawa. Il definire “qualcuno che ha ritrovato la ragione”, attraverso una domanda finto-retorica, da parte di Sibilia, ha immediatamente suscitato le reazioni di stampa e seguaci virtuali. Nessuno sembra disposto a perdonare lo scivolone virtuale del grillino, a cui peraltro lo stesso Sibilia ha cercato di porre parziale rimedio aggiungendo in un secondo momento l’ultima frase del post.

Ma dopo aver lungamente farneticato di microchip sottopelle, scie chimiche, esistenza delle sirene, sostegno all’ISIS e grano saraceno, appare quantomai assodato che, in presenza di una connessione internet, gli esponenti del Movimento 5 Stelle non siano proprio dei geni in fatto di marketing virtuale.

Naturalmente, il fenomeno coinvolge a vario titolo l’intero arco Parlamentare, e Sibilia non è né nuovo né il primo di una lunga sequela di gaffe virtuali – basti pensare alle battaglie contro i mulini a vento del senatore Gasparri, o ai selfie inopportuni del premier Renzi. Il che, forse, suggerirebbe una maggiore sobrietà quando si sceglie di comunicare col pubblico tramite social network. O, ancora meglio, un sequestro preventivo di cellulari e tablet ai nostri Onorevoli.

 

Emanuele Tanzilli