Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato oggi la lettera sulla legge di Stabilità, a rischio bocciatura, della Commissione Europea, mentre il Governo italiano si propone di rispondere entro domani.

La missiva è stata pubblicata dal Ministero dell’Economia per volere del premier Matteo Renzi, che sottolinea come sia “finito il tempo delle lettere segrete” e sia iniziato “quello della trasparenza e della chiarezza“. L’intento futuro dichiarato, inoltre, sarà quello di render pubblici “tutti i dati economici di quanto si spende in questi palazzi”.

La missiva europea contiene la richiesta di chiarimenti inerenti alla Finanziaria inviata alla Commissione il 15 ottobre, per gli scostamenti dagli obiettivi di conti pubblici stabiliti per il 2015, definiti come una “deviazione significativa dal percorso di avvicinamento all’obiettivo di medio termine (Mto, medium-term budgetary objective) per il 2015“. Questa non risulta essere una bocciatura sul bilancio italiano, ma può essere interpretato come un passaggio intermedio che, se sottovalutato, rischia di divenire precursore della bocciatura vera e propria. Forza Italia interpreta quanto scritto come argomenti di “rilievi pesanti” per i quali la “legge è da riscrivere“.

La stessa lettera di chiarimento è stata ricevuta anche dalla Francia, come conferma all’Ansa il presidente della Commissione Esteri del Parlamento europeo, Elmar Brok; altri paesi ai quali sono state richieste ulteriori informazioni sui bilanci sono Austria, Slovenia e Malta.

Nella missiva, indirizzata a Pier Carlo Padoan, la Commissione afferma il bisogno di sapere “come l’Italia potrebbe garantire il pieno rispetto dei suoi obblighi di politica finanziaria” previsti per il prossimo anno. In particolare, Jyrki Katainen, commissario all’economia, ribadisce come la Commissione europea non abbia ancora preso decisioni circa la legge di stabilità italiana, poiché l’intento comune è quello di “evitare lo scenario peggiore“, col chiaro riferimento al fatto che Bruxelles potrebbe chiedere a Renzi di modificare il progetto di bilancio 2015 per evitare sforamenti. Chiara la risposta del premier Renzi a riguardo, il quale afferma che “stiamo discutendo di uno o due miliardi di differenza, possiamo metterli anche domattina“, per poi sottolineare come corrispondano “ad un piccolissimo sforzo”.

Il documento di bilancio “infrange gli impegni richiesti dal braccio preventivo del Patto di Stabilità e Crescita“, scrivono i tecnici Ue, perché, rispetto alla Stabilità del 2014, il budget italiano rinvia il raggiungimento degli obiettivi di medio termine al 2017 e riduce la riduzione del rapporto tra debito e Pil nei prossimi anni.

Punto rilevante della missiva riguarda il deficit pianificato, che non aderisce alla regola di riduzione del debito, parametro ancora più stringente rispetto all’obiettivo di medio termine già citati. Il riferimento è al fatto che il budget italiano preveda una correzione dello 0,1% del Pil per quanto riguarda il deficit strutturale (calcolato al netto del ciclo economico negativo).

Problemi anche sull’obiettivo di pareggio di bilancio strutturale, che passa dal 2016 al 2017, slittando così di due anni complessivamente sugli impegni iniziali. La Stabilità prevede che nel 2016 si riprenda il percorso di rientro normale, dello 0,5% sul Pil. Secondo la norma europea, gli obiettivi di saldo devono essere compresi in una forbice stabilita tra un deficit strutturale dello 0,5% del Pil e il pareggio o l’avanzo. Inoltre, regole specifiche sono previste per la riduzione del rapporto debito/Pil verso il parametro del 60%. Queste, dunque, le ragioni dei chiarimenti richiesti al governo, che dovranno pervenire entro domani, in quello che viene definito come un “dialogo costruttivo”.

Renzi ritiene che la questione sia politica, poiché dal punto di vista tecnico le risorse ci sono. “Nulla è inevitabile, abbiamo l’obbligo legale di fare certe cose, e ora c’è la consultazione con l’Italia su certi dettagli. La lettera all’Italia è lì e tutti vedono quali sono le nostre preoccupazioni”, ha affermato Katainen prima di una conferenza organizzata da Unicredit, sottolineando come non abbiano ancora preso decisioni a riguardo. “Aspettiamo le risposte dall’Italia”.

Morena Grasso