ACERRA –  Ieri i netturbini di Acerra, in segno di protesta, hanno sospeso il servizio di raccolta e spazzamento dei rifiuti urbani. A spingere gli operatori ecologici ad interrompere il proprio lavoro e creare disagi, il malcontento per il mancato pagamento degli stipendi. L’accredito delle spettanze è stato effettuato nella tarda mattinata di ieri, con un posticipo di oltre 48 ore rispetto ai termini stabiliti dal legale rappresentante dell’impresa.

Nonostante il servizio sia rimasto bloccato solo per alcune ore della mattinata, l’uscita ritardata dei mezzi adibiti alla raccolta ha provocato diversi disagi. In città il traffico è impazzito, mentre in periferia, fino al tardo pomeriggio, la plastica è rimasta fuori dall’abitazioni nell’attesa di essere raccattata. Solo poche settimane fa, il comune di Acerra è stato insignito del premio ” Comune riciclone” per essere al top tra i comuni campani nella raccolta differenziata, ma alcuni problemi legati alla gestione della nettezza urbana sono ancora da risolvere.

Difficilmente, infatti, alla ditta affidataria del servizio, “Ecologia Falzarano” , verranno comminate sanzioni, data la negligenza di molti degli addetti ai controlli. Questi ultimi non hanno segnalato che da tempo non tutti i mezzi previsti dal capitolato svolgono i propri turni, che tra i netturbini ci sono casi di assenteismo, che i dipendenti non indossano le divise e che nelle piazze mancono i cestini pagati con i soldi pubblici, sostituiti invece da buste appese al loro posto. Inoltre, contro l’azienda pende un intimo di sfratto, poiché da mesi non paga il canone di locazione al proprietario del cantiere, il quale potrebbe anche staccarle la fornitura elettrica. Ed è importante sottolineare che il cantiere è sprovvisto del lavaggio mezzi, una prestazione d’opera necessaria, divenuta in questo caso irrilevante. Dunque sono molte le discrepanze che andrebbero chiarite e sanate, per non vanificare l’impegno dei cittadini e del comune nel migliorare un territorio rientrante nella “Terra dei Fuochi” e pertanto a forte rischio ambientale.

Francesca Nappo