N.B. Questa mia nuova rubrica si occuperà di analizzare, sotto un profilo qualitativo e talvolta commerciale, i maggiori successi presenti nella classifica italiana attuale. Essa non sarà sostitutiva di Turn Back Time To…, ma andrà invece ad ampliare e arricchire la mia esperienza su questo sito.

Questa settimana troviamo sul podio, al numero 3, Chandelier di Sia, cantante australiana che siamo soliti associare alle produzioni House di David Guetta, che questa volta coglie l’opportunità di mettersi in mostra con un progetto del tutto personale. Il pezzo è un’ apprezzabile ballata Electro-Pop di forte impatto, dalle vaghe influenze R’n’B e Reggae, che tratta il tema dell’alcolismo e di come questo possa essere sottovalutato e razionalizzato dalle Party Girls, abituali consumatrici di bevande alcoliche. Si sprecano dunque le lodi per Sia: l’artista dimostra non solo di disporre di notevoli doti vocali, ma anche di godere di capacità di scrittura, affrontando la difficile tematica della labilità del confine tra divertimento e autodistruzione. Anche il pubblico la premia, spedendola in cima alle classifiche di tutta Europa, e regalandole un disco di platino negli Stati Uniti.

Al numero 5, stabile, abbiamo All About That Bass di Meghan Trainor. La giovane cantante americana ha ottenuto vasti consensi di pubblico e critica grazie a quest’ottimo esempio di Pop raffinato ma divertente, dalle sonorità Doo Wop. Il pezzo tratta il tema dell’auto-accettazione del proprio corpo, e di come l’ideale del fisico perfetto, propugnato dalla società contemporanea, sia sopravvalutato. Queste sue affermazioni in musica hanno destato non poche critiche: in molti hanno visto nel messaggio di Meghan un duro attacco nei confronti delle ragazze magre, nella canzone definite Skinny Bitches, ma l’artista in diverse interviste ha rispedito le accuse al mittente, riferendosi al termine utilizzato come a uno scherzo mal interpretato. Polemiche a parte, la hit è diventata in breve tempo un vero e proprio successo, raggiungendo la prima posizione sia negli Stati Uniti che in Inghilterra, e ottenendo in Italia il disco d’oro, nonostante abbia fatto la propria comparsa in classifica da sole poche settimane. C’è solo da chiedersi se riuscirà in futuro a replicare un simile riscontro di vendite.

Il resto della top ten vede trionfare in prima posizione Enrique Iglesias, con il Latin Pop di Bailando. Secondo posto per il producer Robin Schulz con Prayer In C. Da segnalare anche la discesa di Marlon Roudette, che con When The Beat Drops Out scivola dal quarto al sesto posto, mentre sale My Type dei Saint Motel, ora al numero 7.

Al numero 19 sale il trio formato da Max Gazzè, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi con la delicata L’amore Non Esiste. Il pezzo del supergruppo è una ballata intimista che intende affrontare l’ormai inflazionato tema dell’amore. Lungi da essere un’analisi pessimista e disincantata, gli autori dipingono con estrema lucidità un quadro emotivo dolcemente disarmante, liberando la concezione dell’amore da inutili illusioni e ideali effimeri, e nobilitandola attraverso un processo di razionalizzazione che non esclude un romanticismo di fondo. Scelta indubbiamente azzardata, giacché si discosta notevolmente persino dal prodotto al quale ci avevano precedentemente abituato i tre artisti con i loro progetti individuali, ma che attinge consapevolmente dalla grande tradizione del cantautorato italiano, e risulta come una delle rare boccate d’aria fresca nell’ormai stantio e banale panorama musicale del bel paese.

Per questa settimana è tutto, alla prossima per scoprire altri nuovi successi.

Alfredo Gabriele Galassi