UN GRANDE PASSATO – Grandi giocatori, come Abdul Jabbar, Jerry West, Wilt Chamberlain, Shaq, Magic Johnson, sono passati sui parquet della franchigia hollywoodiana, rendendola la seconda squadra (dopo i Boston Celtics) più vincente di sempre nella storia della Nba, ma la numero uno in termini di appeal e status (come il Real di Madrid o i New York Yankees nei rispettivi sport).

Che i Los Angeles Lakers siano una delle squadre più blasonate nell’intero panorama sportivo, oltre che cestistico, è ben noto, ma oggi rappresentano solo un mero ricordo della compagine che ha fatto gioire milioni di appassionati in tutto il mondo. Difatti, è ormai lontana la gara7 del 2010, vinta contro gli acerrimi nemici celtici che fece registrare il quinto trionfo di Kobe MVP Bryant. Nelle ultime recenti apparizioni, infatti, i Los Angeles Lakers hanno raccolto davvero poco (tre apparizioni ai playoffs senza raggiungere eclatanti risultati) fino ad arrivare all’ultima disastrosa annata, terminata col terzultimo posto in Western Conference, caratterizzata dal tanking e dall’infortunio del 24 al tendine.

La ricostruzione della franchigia è, dunque, piú dura del previsto. Ma quali sono le cause che han condotto i Los Angeles Lakers a questo punto, e quali saranno gli scenari futuri? Noi di Libero Pensiero abbiamo individuato almeno tre ragioni:

  1. SCELTE SOCIETARIE DISCUTIBILI – Quanto si senta la mancanza dello storico proprietario Jerry Buss (10 campionati vinti con lui al comando) lo dimostrano alcune scelte strategiche promosse dalla figlia Jeanie e dal gm Kupchak, passati al vertice societario dopo la morte del buon Gerald: la volontà di voler puntare troppo su giovani scommesse di talento discutibile (Ramon Session su tutti) o vecchie glorie sul viale del tramonto, sono culminate nel maxi rinovvo (biennale) a Kobe di 24.5 milioni $ a stagione stipulato in maggio, riducendo clamorosamente il monte ingaggi e non avendo, in sostanza, budget disponibile per attirare i nomi caldi di una delle free agency più importante di sempre (con le presenze di Lebron e Melo su tutti);
  2. PROGETTI OSTACOLATI O FALLIMENTARI – Se l’ex commissioner David Stern non avesse bloccato in extremis l’arrivo di Chris Paul, forse Los Angeles avrebbe avuto ancora nei Lakers la squadra di copertina. Ma CP3 è andato ai cugini dei Clippers, e l’esperimento Howard – Nash – Bryant, realizzato due anni fa, si è rilevato disastroso: noti sono gli screzi che correvano tra DW12 e Kobe, col primo scettico all’idea che il progetto Lakers ruotasse davvero intorno a lui, e con Steve Nash martoriato dagli acciacchi fisici, che ieri l’han costretto ad annunciare il ritiro alla soglia dei 40 anni;
  3. QUOQUE TU, KOBE – Anche Bryant si inserisce tra le cause che han condotto i Los Angeles Lakers sulla graticola: il Mamba non ha mai fatto mistero di voler puntare al sesto anello per eguagliare MJ, ma il rinnovo a cifre spropositate, mina alla realizzazione dello stesso: gli ultimi anni insegnano che per vincere in Nba non basta il talento (seppur sconfinato) di un unico elemento, ma la presenza di altri All Star e una panchina profonda sono d’obbligo; allora il maxi rinnovo di Kobe fino al 2016 è apparso spropositato, facendo languire lo spazio salariale dei LakersLin e Boozer non sono certo il meglio che la free agency offrisse. Senza Kobe la politica del tank ha portato Randle, al quale in pre season è stato dedicato poco minutaggio, che comunque è apparso più macchinoso che brillante. La professionalità e la forza atletica del Mamba sono, ovviamente, fuori discussione: cinque titoli, del resto, non si vincono per caso.

Quali sono allora gli scenari che attendono i Los Angeles Lakers?

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Quasi sicuramente i gialloviola dovranno subire un’annata di false speranze considerato il livello agguerrito ad Ovest e l’assenza di talento all’interno del roster: Bryant, oltre che caricarsi nuovamente la squadre sulle spalle, dovrà far maturare ed esplodere i giovani, Randle in primis; il tanking quest’anno non è la miglior soluzione visto che la prima scelta dei Los Angeles Lakers (purché non si tratti di una delle prime quattro pick) verrà spedita ai Suns in virtù della trade che portò Howard e Nash a LA. Obiettivo allora è aumentare lo spazio salariale a disposizione entro i prossimi due anni, rimpiazzare dignitosamente Nash, e puntare sulla prossima free agency importante, quella 2016 caratterizzata dalle presenze di KD e Lebron James, e del Black Mamba stesso.

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Domenico Morlando