Che gli obiettivi dell’Isis non siano quelli di una comune organizzazione terroristica, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti.
Che i metodi di Al-Baghdadi non siano quelli classici di al-Qāʿida e della Jihad tradizionale, era già stato messo in luce da diversi esperti di geopolitica in questi mesi.

L’Isis infatti, non ha come fine semplicemente quello di ” incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne o restaurarne l’ordine” (così la nozione di “terrorismo” sul  dizionario Treccani), ma altresì quello di dare vita ad un vero e proprio Stato basato su una degenerata forma di islamismo di derivazione sunnita.
Proprio per questo Al-Baghdadi, il 29 giugno scorso, ha ufficialmente proclamato, nei territori sottomessi al controllo dell’organizzazione terroristica, la fine dell’Isis e la nascita dello Stato Islamico. Nel diritto internazionale generale, si può definire quale “Stato” quella “organizzazione di governo che esercita in modo effettivo ed indipendente il proprio potere su di una comunità territoriale”(Conforti).

E non c’è dubbio che il Califfato eserciti in maniera “effettiva” ed “indipendente” il proprio potere su di una comunità territoriale; i sottoposti del Califfo infatti hanno iniziato a riscuotere tributi, a reprimere le manifestazioni di dissenso volte a sovvertire l’ordine costituito e dato vita a dei veri e propri tribunali fondati sulla shari’a.
Naturalmente però anche un movimento così crudele nei confronti dei propri oppositori, sa bene che per formare uno Stato non basta la repressione; è necessario che i sudditi diventino fedeli all’ideologia del nuovo sovrano, che acquisiscano una vera e propria “identità nazionale”.

Ed ecco che si arriva al passaggio successivo: il controllo dell’educazione.

Lo scorso mese è stato proclamato l’inizio del nuovo anno scolastico, incentrato però su di un rinnovato programma scolastico.
Secondo quanto riportato dall’emittente curda Ishartv, il neonato “Ministero dell’Educazione dell’Is”, avrebbe inviato agli insegnanti un documento chiamato “Bushra Wa Tamin”, cioè una sorta di manifesto che presenta le linee guida per la scuola sotto il Califfato.

Il manifesto prevede innanzitutto la separazione tra i sessi: maschi e femmine dovranno frequentare aule diverse e questa regola varrà anche per insegnanti e personale amministrativo.
In secondo luogo, agli studenti non potranno essere insegnate di tutte quelle materie contrarie alla legge islamica: arte, musica, filosofia e scienze sociali, al fine di “liberare i cittadini dall’ignoranza e dalla diffusione di nozioni contrarie alla legge islamica“.
Saranno poi cancellati dai libri di storia e di geografia tutti i riferimenti alla Siria e all’Iraq, nonché qualsiasi cosa possa fomentare il patriottismo; i giovani devono essere fedeli solamente allo Stato Islamico.

Gli educatori potranno continuare ad insegnare le materie scientifiche come la matematica, la fisica, la chimica e la biologia.
Nell’apprendimento scientifico tuttavia un’importante novità: non sarà più possibile esporre agli studenti le teorie di Darwinperché solo Dio è il creatore di tutti gli uomini“.
Nessuno spazio dunque per il pensiero critico, la nuova scuola deve formare i giovani miliziani di domani.
E se questo non piace agli insegnanti, preoccupati per la sensibile diminuzione della preparazione degli studenti che così non potranno essere competitivi al di fuori del territorio dello Stato Islamico, poco male.
Se sorpresi a violare le indicazioni del Califfo, verranno cacciati dalle città con tutti i familiari e le loro abitazioni saranno distrutte.

Antonio Sciuto