Ce l’hanno imposto come il vento del cambiamento, l’uomo della provvidenza, ma si è ben presto rivelato per quello che è: l’incarnazione delle logiche incancrenite dell’establishment e il perpetuarsi di un sistema attraverso la menzogna, il dabbenismo e la paraculaggine.

Ci hanno tolto il piacere di pronunciare la parola “sinistra”, come fosse diventata una macchia d’urina sui pantaloni, un’onta senza reputazione o dignità. E odio profondamente il fatto che, pur di giustificare e legittimare Matteo Renzi, molti siano arrivati persino a riabilitare Berlusconi.

Brainch
Autrice: Laura Arena

Cari lettori, bentornati al brainch. La settimana scorsa ho “osato” fare il provocatorio parlando di camorra e criminalità. In parecchi hanno frainteso, credendo che stessi addirittura giustificando il fenomeno. Così, per par condicio, ho deciso che oggi tocca alla politica.

Ieri ero in piazza San Giovanni a Roma per seguire la manifestazione nazionale della CGIL. Una piazza meravigliosa, tinteggiata di rosso da un oceano milionario di persone anime di ogni sfaccettatura della sinistra: c’era parte del PD guidata da Civati, che ci ha rilasciato alcune dichiarazioni esclusive, c’era SEL, c’era L’Altra Europa con Tsipras con i vari partiti della galassia comunista e persino i redivivi Verdi. Assieme a loro, naturalmente i sindacati e il volto nobile della società civile, composta da studenti, precari, disoccupati, immigrati, artigiani, agricoltori, pensionati e via dicendo.

Una scena da batticuore, per i nostalgici più disincantati come me, che non può mancare di sottendere pregnanti note di amarezza. Fra le bandiere entusiaste nel vento, i canti e i cori, la nitida consapevolezza di sempre: la sinistra è in grado di ricompattarsi soltanto finché c’è da andare contro qualcuno o qualcosa. Ieri era Berlusconi, oggi è Renzi, il peccato originale resta l’identica superbia orgogliosa di sempre. Un delitto tanto più grave in quanto a Firenze, alla Leopolda, c’era chi proponeva di ridimensionare il diritto allo sciopero fra coloro che si definiscono gli araldi della nuova sinistra.

Abbiamo sbagliato, fallito, commesso un errore dopo l’altro, e non lo nego. Ma quando è troppo è troppo. Qualcuno obietta che non vi sono alternative, ed anche a questo non so bene come replicare. Se l’alternativa è il Movimento 5 Stelle, composto da un coacervo schizofrenico di fanatici che si fanno portatori dell’eredità morale (sic!) attraverso le parole di un condannato per omicidio colposo, non so che dire. Ma l’Italia è ormai da tempo sedimentata sulla cultura del “meno peggio”, e questo ha creato un livellamento verso il basso in termini di qualità ed aspettative. Come se il peggio fosse sempre destinato a passare da sé, come se il tirare a campare fosse l’aspirazione massima di un popolo che per interi secoli ha rappresentato l’apice della civiltà.

Qualcuno dice che, in fondo, neppure andare dalla D’Urso a scattarsi un selfie sia così male, perché la sinistra non ha mai saputo comunicare a una certa fascia di popolazione, più abituata al pattume televisivo che alle battaglie congressuali: ed anche questo è vero. Ma improvvisamente, ogni comportamento appare sdoganato e accondisceso alla luce di fenomenologie hegeliane e sottili e raffinate strategie di marketing politico. Così alla fine, anche gli spettacoli di burlesque nelle ville di Arcore non erano altro che un passatempo umano slegato dagli ambiti istituzionali.

Piazza San GiovanniEd io, sarà che sono retrogrado, ma non ci riesco. Proprio non ci riesco. Come uno stupido ero convinto che la persona chiamata a governarci dovesse rappresentare la massima autorità morale e spirituale del Paese intero, una persona credibile e in grado di ammutolire chiunque con la sua sola presenza, stagliata dall’alto di una statura intellettuale superiore a quella di chiunque altro. Oggi vanno di moda il codazzo di fotografi e gossippari ed i tailleur sgargianti di Maria Elena Boschi. Nulla di diverso dalle olgettine e dalle ministre improvvisate di qualche tempo fa. E non mi si venga a dire che Renzi rappresenta il meglio dell’acume politico, perché a sentirlo parlare appare evidente l’abisso tra i vecchi statisti di un tempo e i nuovi paradigmi imposti dall’appiattimento ideologico e dall’egemonia del paraculismo dominante.

Renzi ha finalmente chiarito il suo obiettivo, parlando apertamente di “partito della nazione” e palesando in maniera incontestabile il suo sogno di ripercorrere le orme della fu Democrazia Cristiana, un calderone ribollente in cui versare tutto e mescolare fino ad ottenere un intruglio senza colore né sapore.

Non è politica, ma opportunismo. L’instaurazione di un vero e proprio regime sulle macerie della crisi economica, della sfiducia e della paura. La deportazione forzata di diritti, uguaglianza e lavoro nei lager del pensiero unico e dell’asservimento al sistema. Stiamo vivendo un nuovo genocidio, silenzioso e subdolo: è la sconfitta dei deboli, degli ultimi, di chi si arrende o è costretto a farlo perché lasciato solo da chi preferisce conversare amabilmente con Marchionne o Serra.

Ma ieri è giunto un messaggio forte e chiaro, e sarà bene che i comari da salotto alla Leopolda lo conservino bene a mente: non si può governare a lungo sul sangue del popolo, davanti all’unisono di cuori della piazza viva e pulsante non c’è diktat o legittimazione improvvisata che tenga.

Per commenti, critiche o riflessioni, potete sempre scrivermi all’indirizzo ilbrainch@liberopensiero.eu

Buona domenica a tutti, e al prossimo brainch.

Emanuele Tanzilli