Chi è Norman Spinrad? Norman Spinrad, nato nel 1940, è uno dei più anticonformisti fra gli autori di fantascienza new wave. Quasi tutti i libri che ha pubblicato hanno creato scandalo in un modo o nell’altro, non solo per la grande varietà di tematiche anticonformiste che affrontano, ma soprattutto perché sono tutti profondamente legati all’epoca di scrittura, e sono, come lo sono molti libri di soft sci-fi, vere e proprie satire sociali e politiche. La satira di Spinrad è totalizzante, è spietata ed esprime una profonda sfiducia nella bontà umana.

“Il Pianeta Sangre”, pubblicato nel 1967, non è né il più famoso né il più riuscito fra i romanzi di Spinrad. La storia verte attorno ad un’avventura che non ha niente di romantico: un uomo, Bart Fraden, che ha infuocato a tavolino una rivoluzione nella Fascia degli Asteroidi, è costretto a lasciare lo Stato che governa a causa delle pressioni delle superpotenze terrestri. Fugge, accompagnato dalla sua partner sessuale e dal suo braccio destro, che amministra per conto suo l’apparato militare, alla volta di un nuovo pianeta dove insediare una repubblica rivoluzionaria.

Come “assicurazione”, i tre si portano dietro un carico milionario di droghe da utilizzare come merce di scambio con i governi presso i quali stabilirsi temporaneamente prima di prendere il potere. La scelta della nuova sistemazione ricade su Sangre, uno strano pianeta dove una casta sacerdotale domina una popolazione completamente asservita e sottomessa, praticando fra le altre cose il cannibalismo. L’ideologia di base della confraternita religiosa che domina il pianeta è di procurare dolore per ottenere piacere, e i “fratelli” si dedicano quindi regolarmente all’assassinio e alla tortura, prendendo dai villaggi del pianeta una “quota” di schiavi da utilizzare per le proprie pratiche.

A prima vista, a Fraden sembra che una piccola scossa possa bastare a provocare una rivoluzione, ma ben presto si rende conto che la popolazione del pianeta è talmente indottrinata da accettare come ordine naturale il rapporto fra loro (gli “animali”) e il potere crudele e opprimente. Fraden poco a poco riuscirà a creare una milizia rivoluzionaria da opporre al corpo armato del pianeta (gli “uccisori”, anch’essi schiavi di proprietà dei fratelli, che però hanno il privilegio di poter uccidere per procurare piacere ai padroni), ma dovrà venire a duri compromessi con la propria coscienza, e finirà per mettere in dubbio i propri valori. Nel corso della storia, Bart Fraden diventerà sempre meno sicuro di sé, e ciò lo porterà a leggere le sue scelte in un’ottica diversa: se prima si considerava un vero rivoluzionario che desidera solo la libertà del suo popolo, ora si rende conto di aver procurato ad esso più dolore che altro, e che la libertà non avrebbe affatto ripagato tanta crudeltà.

Solo quando, ormai ottenuto il suo potere e data la libertà al popolo di Sangre, che prende ad osannarlo come presidente della Libera Repubblica, il lettore capisce che Bart Fraden non aveva in verità capito nulla del popolo di Sangre, che è in grado di concepire l’essere libero come l’essere uno dei fratelli, e quindi procurare dolore per ottenere piacere: in base a questa logica, l’intera popolazione prende a uccidersi e torturarsi a vicenda, e Bart Fraden è costretto a fuggire dalla carneficina per salvarsi. Spinrad non concepisce per il personaggio nessuna redenzione (e nessuno si aspetta che lo faccia), per cui Fraden, più che cambiare con l’esperienza, sembra ritornare, alla fine del romanzo, la stessa persona che era all’inizio.

Michele Cera