“Non scherziamo, io e Matteo Renzi non abbiamo lo stesso Dna”, lo dice Rosy Bindi, che prosegue la sua battaglia contro il nuovo corso del Partito: “E poi la Leopolda non è la manifestazione del Pd, ma qualcosa che va ben oltre il Pd, come dice Renzi stesso. Ecco, in quel ben oltre faccio fatica a riconoscermi”. In un’intervista a Libero ha poi spiegato che: “Renzi” deve “essere espressione del Pd e non il Pd espressione di Renzi”. 

L’ex presidente del Partito, aggiunge che Renzi ha la qualità “straordinaria di interpretare il tempo in cui viviamo e di capire il sentire degli italiani di oggi, sommato alla sua velocità in tutto”; ma i suoi principali difetti sono “il cinismo e l’arroganza, che lui stesso rivendica con orgoglio. Renzi sembra disposto a tutto pur di vincere”. E qui la stoccata: “Renzi più che un innovatore, è un secolarizzatore dei valori della sinistra, anche quella di ispirazione cristiana. La sua rottamazione è una categoria culturale. Non ha rottamato solo le persone, ma le fondamenta del Pd che stavano nell’Ulivo. Il cambiamento – prosegue Rosy Bindi – non dovrebbe passare mai attraverso il taglio delle radici”. Oltre tutto “non credo affatto che la sua sia un’idea di sinistra”.

A Rosy Bindi che ha accusato la Leopolda di essere “il primo appuntamento del post-Pd” risponde Matteo Renzi con parole molto dure: “Non saremo il partito dei reduci”. Dalla platea applausi scroscianti. Renzi rivendica il proprio ruolo: “Con me in Europa l’Italia è più forte”. Alla minoranza Pd e alla sinistra radicale dice chiaramente: “Non ho paura di nuovi soggetti a sinistra, le sinistre arcobaleno perdono e fanno perdere l’Italia”. Un chiaro segnale al Patto degli Apostoli, alla minoranza che era in piazza alla manifestazione della Cgil.

Rosy Bindi, poi ha aggiunto che il Jobs Act non le piace “e non solo per l’articolo 18. È l’impianto complessivo che non mi convince, perché si continua a introdurre elementi di flessibilità e a non finanziare la dignità del lavoro”. La critica va a Davide Serra, uno dei principali finanziatori della Leopolda, lo dice litigando con Debora Serracchiani in un doppio confronto tv su RaiNews24: “Se fate parlare Serra e non qualcuno che rappresenta i lavoratori allora possiamo dire che la Leopolda è la prima manifestazione post-Pd”.

Ma il presidente del Consiglio, nel suo intervento di chiusura, difende anche il Jobs act e la nuova politica sul lavoro: “Il posto fisso non c’è più”. Il mondo è cambiato, ripete, e bisogna trovare formule nuove: “Il compito della sinistra è tutelare chi ha perso il lavoro”. A coloro che difendono l’art.18 riserva una stoccata memorabile: “È come cercare il buco per il gettone nell’I-Phone, rivendico un’Italia digitale”. Dà dei dinosauri anche agli “intellettuali del ceto medio: “sono come i pensionati che guardano i cantieri e scuotono la testa”.

Luca Mullanu

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Lavoratore precario nel settore del turismo, appassionato di politica sin dalla nascita. Fondatore e ideatore di Libero Pensiero online, insieme ad Emanuele Tanzilli. Cuore a sinistra, contribuisce alla crescita della FGCI, di cui era anche Segretario Provinciale di Napoli. Attualmente senza casa politica, come tanti e tante di sinistra che non si riconoscono più in nessun soggetto organizzato. Un libero pensatore: scrive praticamente da sempre. Da ragazzo, come tantissimi altri, avvertiva il peso delle ingiustizie della società: voleva cambiare il mondo e ha cominciato ad impegnarsi durante i primi anni di Liceo. Ha sempre odiato le ingiustizie, tanto quanto i suoi compagni di viaggio. Non ama i dogmi, ma lo anima la voglia di discutere.