NAPOLI – Brucia ancora la ‘Terra dei Fuochi’ e lo testimonia la folla di cittadini  che, per quanto esigua rispetto alle scorse mobilitazioni,  ha sfilato in corteo per le vie di Napoli da Piazza Dante fino alla Prefettura per chiedere alle Istituzioni la creazione di “una cabina di regia dedicata all’emergenza roghi”, come spiega l’organizzatore Angelo Ferrillo tra danze, incitazioni e pietre miliari della musica partenopea.

Nella Terra dei fuochi, una vasta area di territorio tra Napoli e Caserta, i roghi ci sono ancora. L’aria è avvelenata da fumi tossici sprigionati da incendi selvaggi di rifiuti speciali. Le radio mandano in onda lo spot audio del corteo, e, in netto ritardo, la manifestazione si apre con le lacrime dell’organizzatore. Colmo di rimproveri, Ferrillo fa l’elenco dei quartieri assediati, da Teverola a Casapesenna, da Scampia a Giugliano, fino ad arrivare ai quartieri periferici come Barra, San Giovanni e Ponticelli, incolpando i napoletani non presenti di indifferenza e passività. Al corteo si è rivelata una scarsa affluenza di studenti, perlopiù inconsapevoli e scarsamente informati, adirati lavoratori dell’Astir in cassa integrazione, indipendentisti confusi e famiglie amareggiate. La sede della Prefettura diventa la meta del serpentone caratterizzato da slogan e striscioni che denunciano ancora una volta la presenza di fenomeni inquietanti legati all’incendio di rifiuti tossici. «Scarsa partecipazione rispetto all’anno scorso- dichiara una studentessa- la vicenda è passata in secondo piano, tuttora ci sono roghi, almeno dieci al giorno, infatti continuano le segnalazioni, ma non i provvedimenti» e ancora: «Angelo Ferrillo è stato importante per me, un anno fa venne a parlare nel mio liceo, il GianBattista Vico, e da lì ho capito la gravità della situazione della Terra dei fuochi, nonostante tutto, io penso che stia combattendo in onor del vero. E’ stato capace di accendere in me un desiderio di rivalsa.» Ma la figura di Ferrillo si svuota e con lui anche il senso della mobilitazione, che sembra passare in secondo piano tra musica, demagogia spicciola e manie di protagonismo. E tra un applauso e un’esibizione canora, arrivano anche i fischi ai poliziotti posti a presidio della questura: “Andate a prendere i camorristi” – reclama Ferrillo dal suo furgoncino. Il corteo si conclude a Piazza Plebiscito tra applausi, perplessità e un palcoscenico vuoto.

Giorgia Esposito