Alla cerimonia conclusiva del Premio Borsellino, tenutasi ieri a Pescara, il pm di Palermo Francesco Del Bene ha rilasciato dichiarazioni pubbliche che faranno molto discutere nei prossimi giorni. “È un momento difficilissimo, questo processo non è voluto da tutti, specie dai rappresentanti dello Stato” , ha affermato Del Bene che, al termine della cerimonia ha specificato all’Ansa che con il termine “Stato” si riferiva agli esponenti della politica nel senso generale del termine e non a cariche istituzionmiali specifiche.

Anche Roberto Tartaglia, si è espresso con parole pesanti, dicendo: “Noi a Palermo lo sappiamo bene come si fa la lotta alla mafia, così come la facevano Falcone e Borsellino. La lotta so fa da innamorati della verità, quella cosa che ci sostiene nei momenti più difficili”. E conclude: “E tutti gli innamorati della verità sanno che, come lo stesso Borsellino diceva, la battaglia è culturale e un Premio come questo a lui dedicato serve ad alimentare la cultura della memoria”.

Del Bene e Tartaglia, martedì 28 ottobre, interrogheranno il capo dello Stato in quella che sarà una “testimonianza blindata” (come scrive Giovanna Trinchella su ilfattoquotidiano.it): i due pm di Palermo avranno pochi margini di manovra, e lo stesso vale per la difesa, a causa, principalmente, dell’esistenza di tre articoli del Codice penale, nei quali viene sottolineato ciò che possono (o non possono) dire i pubblici ufficiali nell’ambito di un processo.

I giudici della Consulta, infatti, hanno emanato un’ordinanza in cui si legge che “sia per l’assenza, ovviamente, di poteri coercitivo di sorta, sia per le prerogative costituzionali che in generale tutelano la persona che svolge la detta funzione” – riferendosi al ruolo di Presidente della Repubblica – “non può prescindersi, di fatto, dalla manifestazione di disponibilità del Presidente della Repubblica alla assunzione della sua testimonianza. Tale disponibilità può essere negata o concessa, ed in quest’ultimo caso, può essere, successivamente e in qualsiasi momento, revocata o la Corte non potrà che prenderne atto“. 

Andrea Palumbo

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Andrea Palumbo nasce in un piccolo paese dell'Alto Casertano. Laurea triennale in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II di Napoli. Attualmente studia Comunicazione Pubblica e Politica presso l'Università di Torino. A parte lo scrivere, ama la fotografia e il cibo in compagnia.