Morirò rivoluzionario, proletario, marxista, materialista dialettico e di conseguenza ateo convinto“. Con questa citazione di Lev Trockij si apre la pagina di Wikipedia dedicata al teorico della rivoluzione perenne e morto per mano di Ramón Mercader, sicario di Stalin. Cosa avrebbe costui in comune con Papa Francesco, ex-vescovo di Buenos Aires e vicario di Cristo? Apparentemente nulla.

Eppure domani un centinaio di esponenti dell’Internazionale Comunista si recheranno a Città del Vaticano per incontrare la massima autorità ecclesiastica. Tra questi Evo Morales, presidente della Bolivia, che si professa da anni nemico del capitalismo, che per lui “ è il peggior nemico dell’umanità, perché crea egoismo, individualismo, guerre mentre è l’interesse dell’umanità lottare per cambiare la situazione ecologica e sociale del mondo“. Questa frase può dare un’idea della base ideologica che sarebbe, almeno secondo loro, comune ad entrambi, se paragonata con quanto affermato da Papa Francesco il 24 novembre 2013: “L’adorazione dell’antico vitello d’oro ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano”. Ed è per questo che Papa Bergoglio avrebbe cercato di ottenere questo significativo incontro, che potrebbe segnare un’alleanza nel Sud America tra Chiesa e Socialismo, per lungo tempo proprio in questi territori nemici (si ricordino le accuse rivolte alla Chiesa cattolica di aver collaborato con i regimi dittatoriali in paesi quali Argentina e Bolivia e la contrapposta accusa di persecuzione ai danni dei preti rivolta ai governanti socialisti), un’alleanza che dovrebbe recuperare una visione più umana dell’economia, e riportare l’uomo al centro del sistema sociale.
I paradossi della storia: neanche un secolo fa i comunisti italiani venivano scomunicati -era il 1° luglio 1949- per la loro semplice appartenenza al partito, e la Chiesa era considerata la massima alleata dei nemici delle varie democrazie.

Questa inversione di tendenza appare effettivamente quale molto dubbia, e forse l’obiettivo perseguito da entrambe le parti sarebbe meno nobile: non già ricercare una base comune per fondare una nuova internazionale, che rinunci alla sua pregiudiziale antireligiosa, ma un accordo, o almeno un avvicinamento, per porre fine a quelle tensioni che caratterizzano i rapporti tra le due organizzazioni.
State attenti domani a Roma, dunque: i cosacchi stanno arrivando ad abbeverare i loro cavalli nelle fontane di San Pietro!

Vincenzo Laudani