Che venga parlata in maniera pura o abbinata al dialetto, la lingua italiana ha vissuto un considerevole aumento nel suo utilizzo. Il periodo preso in esame è costituito dai diciotto anni che vanno dal 1995 al 2012, anno in cui l’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) ha realizzato uno studio dal titolo “L’uso della lingua italiana, dei dialetti e di altre lingue in Italia”.

Gli ambiti di riferimento sono tre: il contesto familiare, il rapporto con gli amici, le relazioni con gli estranei.

Il 32,2% degli intervistati ha dichiarato di ricorrere, a contatto con il proprio nucleo familiare, a un uso congiunto della lingua italiana e del dialetto; lo stesso mix si utilizza nel 30,1% dei casi quando ci si trova con amici, mentre solo un individuo su dieci ha ammesso di mescolare l’italiano alla praticità del dialetto con gli estranei (10,7%). Le percentuali sono molto più basse circa l’utilizzo del solo dialetto, parlato dal 9% degli individui in famiglia e con amici, e solo dall’1,8% con gli estranei.

Questa analisi è stata arricchita da riferimenti a eventuali distinzioni per genere o fasce di età, e anche considerando fattori di influenza quali il livello di istruzione e il territorio della penisola.

Partendo dal genere, le donne sembrano essere più propense a esprimersi esclusivamente o prevalentemente in italiano, a prescindere dai contesti, e la distanza dall’universo maschile è molto accentuata tra i diciotto e i trentaquattro anni.

A proposito di età, altro elemento analizzato: c’è una relazione inversa tra l’uso della lingua italiana e l’età stessa, poiché i giovani la utilizzano molto più che gli anziani. L’opposto, come prevedibile, accade con il dialetto.

Anche il livello di istruzione ha un ruolo fondamentale, e coloro che hanno un titolo di studio basso tendono a esprimersi in dialetto quasi in qualsiasi contesto, mentre solo l’1,7% dei laureati ricorre ad esso.

La scelta della lingua è inoltre determinata anche dal territorio. Per tutti e tre i contesti esaminati si tende a parlare l’italiano più al Centro e al Nord-Ovest. Al Sud e nelle Isole è invece molto elevata la percentuale dei coloro che scelgono l’uso combinato di italiano e dialetto, soprattutto in famiglia (44,7%).

Quanto alle altre lingue, l’Italia mostra di averne una conoscenza abbastanza diffusa ma che pecca per qualità. Nella stragrande maggioranza dei casi la comprensione di una lingua diversa dall’italiano non deriva, comunque, dallo studio, ma dalla presenza sul territorio, tra la popolazione residente, di immigrati, minoranze linguistiche e di quanti dichiarano di non essere di madrelingua italiana.

Anche riguardo a una lingua diversa dall’italiano, infine, istruzione e cultura hanno la loro importanza. Dall’elevatissima percentuale dei laureati che dichiarano di conoscere almeno un’altra lingua (95,3%) si passa a poco meno della metà tra coloro che non sono andati oltre la licenza media (46,6%).

Marco Passero