In provincia di Avellino, nella valle del fiume Sabato, sorge un piccolo e poco noto comune chiamato Pratola Serra. Nonostante oggi la storia conceda ben poca gloria e fama ad una comunità che conta poco più di 3000 abitanti, in passato, tale località rivestì funzioni e ruoli molto vari in contesti storici e sociali altrettanto diversi, sottolineando così il suo ruolo di centro di prim’ordine nella realtà territoriale campana.

L’abitato moderno è costituito da due frazioni, Pratola e il Castello di Serra, venutesi a congiungere nel 1802; l’etimologia dei due luoghi, pratulum e serra, non può che far rinvenire la loro origine al contesto romano, ma Pratola Serra, ad un attento osservatore, può  nascondere ben più antiche origini celate ai più. In una frazione chiamata San Michele è possibile oggi ammirare, all’interno di una odierna azienda vinicola, quelli che sono a tutti gli effetti resti megalitici. I Dolmen di Pratola Serra sono blocchi squadrati di pietra calcarea alti 5 metri e larghi 2, dalle analisi del contesto topografico, gli studiosi sono giunti alla conclusione che tale luogo sia stato in età preistorica un centro per i rituali della comunità che ivi abitava. Le tracce di un abitato di così antiche origini però non finisco qua, difatti in quelli che oggi sono i resti di una poderosa villa romana del II d.C. sono stati rinvenuti nei livelli più bassi tracce di una capanna appartenente all’età del bronzo; di essa sono sopravvissuti i “buchi” che perimetravano la costruzione ed un area semi circolare antistante la costruzione in cui sono stati rinvenuti cocci di ceramica ed ossa di animali.

Ma dagli scavi dell’area di Serra è emerso come la zona, strategicamente importante per il suo essere cintura tra il beneventano e l’avellinese,  fosse abitata ben prima che dai romani, dai sanniti; difatti nell’ex stabilimento Alfa-Nissan, nella Piana di Serra, è venuto alla luce recentemente un importante agglomerato sannitico con annessa necropoli, di cui però non si conosce ancora né il nome né la storia.

L’area ha poi conosciuto, come già menzionato, una forte presenza romana sotto forma di ville rustiche; una delle più importanti è quella che ricopre interamente la collina di contrada Pioppi. Databile intorno al II d.C., essa si manifesta immediatamente come un grosso centro di riferimento per la zona sia a livello economico sia a livello sociale; difatti soffitti a volta in mattino tondi, le suspensurae, dimostrano come alcuni locali siano stati adibiti ad uso termale, mentre nelle vicinanze del complesso sono stati rinvenuti resti di granai e magazzini. A fronte delle mutate condizioni politiche del III d.C. sono state osservate diverse modifiche importanti al tracciato della struttura con la costruzione, ad esempio, di un torrione dove ora sorge il “Casino dei Piscopo”.

Limitrofa alla citata villa sono stati identificati i resti di una basilica paleocristiana, corrispondente alle descrizioni lasciateci da registri del 1310 con la basilica di S. Iohannis de Pratula. La connotazione di “basilica” la si rivela dalla presenza di una fonte battesimale e di 123 tombe oltre che dalla tipica “pianta” di costruzione. Il collegamento, non solo fisico, con la villa romana lo si rivela dall’utilizzo di materiali per la costruzione di sicura provenienza romana.

Il Castello di Serra, altro elemento del territorio, sorse come centro non solo di difesa ma anche residenziale dei gruppi romano-barbarici e come tante altre località del Ducato di Benevento, fu donato al clero prima dell’anno 1000. Uno dei primi documenti, a nome dell’Imperatore Corrado di Germania, conferma la giurisdizione sul Castello di Serra al Monastero di S. Sofia di Benevento. Nel 1237 l’Imperatore Federico II, sconfitti i milanesi della Lega a Cortenuova, affidò al signore del Castello di Serra la custodia del prigioniero lombardo Roberto Montecchio, Nel 1442 Alfonso d’Aragona fece bruciare tutti i castelli ostili e questa sorte toccò anche al Castello di Serra; oggi il castello si trova quasi totalmente enucleato nel tessuto edilizio urbano, ciò nonostante, si riconoscono ancora due delle torri che componevano il sistema difensivo del castello.

Dario Salvatore