Con un’affluenza alle urne appena sopra il 50% degli aventi diritto (52,42%), quindi con una cospicua diserzione delle urne registrata ovunque, il voto in Ucraina riserva delle sorprese con il Fronte popolare del premier Arsenij Jacenjuk in testa nelle elezioni politiche. Il risultato si basa sul 30% delle schede scrutinate che riportano una percentuale del 21,71% a favore del Fronte popolare, mentre a breve distanza, con il 21,59%, segue lo schieramento del presidente Petro Porošenko, dato per favorito nei sondaggi. Lo schieramento di opposizione di Jurij Bojko, filorusso ed ex ministro di Viktor Janukovyč, ha fatto registrare un lusinghiero 9,6%. Appena sopra la soglia di sbarramento del 5%, con il 5,81%, si schiera lo schieramento “Patria” del leader della rivoluzione arancione Julija Tymošenko che ha perso tantissimi consensi. Per la prima volta i comunisti con il 2,9% non superano la soglia di sbarramento, a testimonianza dell’odio che aleggia nei confronti dell’URSS.

Un quadro complesso, quindi, e ancora in evoluzione, anche se alcune tendenze sono chiare. La Russia, dal canto suo, riconosce, con le parole del viceministro degli esteri Grigorij Karasin, la validità di queste tormentate elezioni e attende curiosa e interessata i risultati definitivi.

Come rimarcato all’inizio, la diserzione delle urne è stata notevole interessando tutte le regioni del sud-est russofono ucraino e persino le zone non presidiate dai separatisti, dove si è potuto votare senza che si frapponessero ostacoli di sorta. Scendendo più nel dettaglio, nella regione di Donec’k l’affluenza al voto è stata pari al 32,4% e in quella di Lugansk del 32,87%. Decisamente più alta l’affluenza nelle regioni dell’ovest dove ha raggiunto il 70% nella regione di Leopoli, roccaforte nazionalista e ostile alla madre Russia.

La tornata elettorale non ha sgombrato il campo dalle tensioni, tant’è vero che dopo il voto si è tornato a sparare nella città di Donec’k nella quale si sono stabiliti i ribelli separatisti dell’Ucraina sudorientale dove predomina la lingua russa. Le elezioni quindi hanno mescolato le carte in tavola e sottolineato la forza della maggioranza filo-occidentale che chiede a gran voce di staccarsi dall’influenza russa. C’è comunque da sottolineare che siamo in presenza di elezioni a metà dal momento che non si è proceduto al voto nella Crimea, annessa dalla Russia, né nelle zone in mano ai ribelli, a testimonianza della delicatezza degli equilibri in gioco.

Francesco Romeo