Arrivano i dati relativi al 2013 dal rapporto Svimez, e la situazione descritta è a dir poco catastrofica: il Mezzogiorno d’Italia, stando alle ultime statistiche e ai trend attuali, rischia seriamente di precipitare verso una desertificazione umana e industriale nell’arco di pochi decenni.

Mancanza cronica di lavoro, disoccupazione in aumento costante soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione, un numero sempre maggiore di abitanti che decide di emigrare e un calo delle nascite. Il rapporto Svimez è freddo ed impietoso, queste solo alcune delle principali rilevazioni per l’anno 2013 che prospettano radicali cambi per il Sud Italia, una trasformazione economica, sociale ed antropologica dalle ripercussioni imprevedibili.

Entriamo nel dettaglio dei dati: ciò che balza immediatamente all’occhio, è l’esiguo numero di nascite, appena 177mila, inferiori alle morti. Un simile scenario si era registrato solo nel 1867 e nel 1918, al termine di due guerre. Ad aggiungersi è il fenomeno dell’emigrazione, che l’anno scorso ha coinvolto 113mila abitanti: l’effetto combinato delle due statistiche conduce il rapporto Svimez a prevedere che, nei prossimi 50 anni, il Sud potrebbe arrivare a perdere 4,2 milioni di abitanti, con tutte le conseguenze demografiche ed occupazionali che ne derivano.

Meridione sempre più terra di nessuno, verrebbe da riflettere, stante l’assodata impossibilità di reperire o creare nuovi posti di lavoro. Per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni storiche, ovvero dal 1977, il numero di occupati è sceso al di sotto dei 6 milioni, toccando quota 5,8 milioni. Il che significa 583mila posti di lavoro persi nel periodo compreso tra il 2008 e il 2013, il 60% del totale nel Paese. Condizione che spinge le famiglie a contrarre i consumi (-13% in cinque anni) e le aziende a ridurre gli investimenti (-53% nello stesso periodo), in una spirale vorticosa che conduce alla desertificazione totale.

Il tasso di disoccupazione corretto ai valori effettivi si attesta al 31,5%, quella giovanile al 35,7%, solo una donna su 5 è occupata e il numero di famiglie povere è aumentato del 40% in un solo anno. Cifre spaventose, più affini a scenari bellici o apocalittici che a quelli di un Paese in presunta ripresa economica. La realtà dipinta dal rapporto Svimez è ben diversa: la Calabria è la regione più povera d’Italia, preceduta di poco da Sicilia, Campania e Puglia, con redditi pro-capite pari a circa la metà di quelli delle regioni più ricche come la Valle d’Aosta.

Ne emerge un quadro non solo preoccupante, ma un ulteriore incrementarsi del divario tra il Mezzogiorno e il Centro-Nord che sembra aver retto decisamente meglio la crisi. Una spaccatura sempre più profonda e d’ampio spettro, in ambito produttivo e industriale, familiare e generazionale, demografico e tendenziale. Il rapporto Svimez appare chiaro nelle sue conclusioni: se non si interverrà massicciamente per ripristinare lo sviluppo economico, nel giro di pochi decenni il Sud Italia si trasformerà in una desolata polveriera.

Per maggiori info direttamente dal sito Svimez: http://www.svimez.info/index.php?lang=it 

 

Emanuele Tanzilli