Enzo Righi (Vincenzo Salemme) è un cantante, per nulla talentuoso, che lavora sulle navi da crociera con lo pseudonimo di David Carradine. Un giorno, interrotto nel bel mezzo di una delle sue solite esibizioni, è costretto a tornare nella sua Napoli per presenziare all’apertura del testamento della defunta madre. Questa sarà l’occasione per ritrovare i due fratelli Stefano (Carlo Buccirosso) e Cico (Nando Paone) da cui si è allontanato venti anni prima per cercare fortuna nell’universo musicale. L’eredità materna, però, è legata indissolubilmente ad una postilla: i tre fratelli dovranno convivere sotto lo stesso tetto.

La clausola è stata posta affinchè i due fratelli maggiori non abbandonino il più piccolo, Cico, affetto da una forma di autismo. La convivenza si rivelerà ben più complessa di quanto potesse immaginare il personaggio interpretato da Salemme ed andranno a scontrarsi, pian piano, tutte le problematiche che attanagliano i tre protagonisti. Enzo ha contratto grossi debiti di gioco ed è tallonato dall’allibratore-usuraio Giacomo Furia, Stefano scopre che la sua pseudo relazione amorosa con Nora nasconde ben più di un lato oscuro ed, infine, Cico sembra chiudersi sempre più in un universo tutto suo, costellato da vicende e personaggi immaginari che scandiscono le sue giornate.

Paone, Salemme e Buccirosso in una sequenza del film
Paone, Salemme e Buccirosso in una sequenza del film

Tra un purè ed una zeppola vincente, il film scorre sereno e non mancano momenti di sana comicità. La nona opera cinematografica firmata dal commediografo napoletano sancisce il ritorno di un Salemme in splendida forma così come non lo si vedeva da diverso tempo. Dopo i felici esordi al cinema con L’amico del cuore ed Amore a prima vista, infatti, il regista campano si era man mano appassito sul piano della sceneggiatura ed anche la sua verve comica si era appiattita. Torna ora, dopo sei anni dalla sua ultima fatica come regista, con la trasposizione della sua opera teatrale più famosa.

Correva l’anno 1995 quando …e fuori nevica! fece conoscere Vincenzo Salemme al grande pubblico. Dopo una gavetta al fianco di Eduardo De Filippo, finalmente ebbe la possibilità di mettersi in discussione come protagonista e riuscì, in breve tempo, a riscuotere apprezzamenti sia di pubblico che di critica. Portare su pellicola una commedia teatrale così importante non è affatto facile. L’autore è stato, innanzitutto, coraggioso nel riproporre uno spettacolo che in tantissimi avevano già potuto apprezzare e rivedere più volte. Inoltre, è stato abile a rendere attuale un materiale datato oltre vent’anni.

Particolare del poster

Il film, come ovvio che sia, non è una copia carbone dell’opera teatrale ed, anzi, si discosta da essa in vari punti. La trama, non essendo limitata dal palcoscenico, è sviluppata meglio e si svolge in più contesti. Si scoprono i volti di personaggi solo accennati nella pièce originaria e ne vengono aggiunti dei nuovi per colorare il racconto. Non mancano gli sketch più comici della prima versione, i quali si dimostrano essere i momenti di maggior comicità anche di questo rifacimento cinematografico.

La sceneggiatura della pellicola, così come il testo teatrale, è strutturata davvero bene. “…e fuori nevica!” ha il pregio di sapersi alternare ottimamente tra comicità e drammaticità, toccando tematiche ancora attuali come l’eutanasia o l’autismo. La scelta di rendere il finale dell’opera meno crudo rispetto a quello di venti anni prima è assolutamente condivisibile e gli spettatori accolgono bene questo lieto fine. Il pubblico si concede un’ora e mezza di risate ma, tutto sommato, riesce anche a riflettere sugli argomenti più delicati.

La commedia segna il ritorno alla corte di Salemme, oltre dei già citati Buccirosso e Paone, anche di Maurizio Casagrande nelle vesti dell’avvocato Saponetta. La reunion dei quattro attori è il punto di forza della pellicola che, ancora improntata su di un impianto teatrale, si basa fortemente sulla loro capacità espressiva. I quali, superati i dissapori di un tempo, tornano a recitare assieme dopo quattordici lunghi anni. Non reggono il confronto gli altri interpreti, primo fra tutti Giorgio Panariello che mal si adatta nei panni del romano.

Luca Cerbone