Le nuove reazioni dei Governi all’espansione dell’epidemia Ebola fanno molto discutere l’opinione pubblica, ad iniziare da quella che riguarda direttamente il nostro paese:
lo stazionamento temporaneo nella base americana di Vicenza per 11 soldati in ritorno dalla Liberia. Il provvedimento, deciso dal Pentagono, ha sollevato stupore all’interno dell’opinione pubblica della città di Vicenza, anche se per fortuna non sembra esserci stata alcuna conseguenza. Come dichiara lo stesso sindaco Achille Variati, infatti, “Il Prefetto e le autorità militari americane mi hanno assicurato che tutti i militari tornati dall’Africa sono sani. Nessuno di loro presenta i sintomi dell’Ebola“.

Restando in tema Stati Uniti, diverse e controverse sono le misure decise dai diversi Stati Federali per scongiurare l’arrivo del virus.
In New Jersey, una infermiera di ritorno dalla Sierra Leone è stata celermente messa in quarantena dalle autorità competenti, sorvegliata a distanza e posta in una tenda isolata per diversi giorni ed in condizioni disumane, nonostante la stessa non avesse manifestato alcun sintomo dell’Ebola.
E’ intervenuta addirittura la Casa Bianca, con Obama che prende le parti dell’infermiera e che invita alla calma i diversi Stati Federali.

Stati che non sembrano però voler diminuire questa politica fatta di isolamenti e quarantene: gli stati di New York, Illinois e New Jersey hanno imposto un periodo di isolamento e monitoraggio delle persone di rientro dai paesi colpiti per almeno 21 giorni, mentre la Florida ha imposto controlli quotidiani per tutto il periodo di possibile incubazione del virus ebola.

Due reazione opposte arrivano infine dai governi di Australia e Belgio, che sembrano agire su due piani completamente differenti:

l’Australia ha deciso di interrompere ogni tipo di immigrazione dai paesi colpiti dal virus Ebola, sospendendo contemporaneamente anche i programmi di sviluppo e cooperazione con le zone colpite.

Il Belgio ha agito invece in maniera diametralmente opposta, e ha deciso di vietare il rimpatrio degli emigrati verso i paesi colpiti, per evitare quella che potrebbe essere una catastrofe umanitaria.

Duro il commento del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, che ha invitato alla calma e a non adottare “restrizioni che non siano basate sulla scienza“.
Nel frattempo, anche l’Unione Europea si mobilita, e fa sapere tramite il neo-designato coordinatore UE per la lotta all’ebola Christos Stylianides che nel più breve tempo possibile “devono essere mobilitati 40000 esperti“, aggiungendo che “lavorerà con gli Stati membri per organizzare le operazioni di evacuazione” nel caso il personale europeo in Africa Occidentale fosse colpito dal virus Ebola, aggiungendo che, secondo lui, i pericoli per l’Europa sono stati fino ad oggi sottostimati.

Nicola Donelli