Una triste notizia scuote il mondo del calcio. A soli 46 anni Klas Ingesson, dopo una lunga e faticosa malattia, è scomparso questa mattina, nella sua casa di Ödeshög, in Svezia. L’annuncio è arrivato tramite un tweet dal profilo ufficiale dell’Elfsborg, il club svedese di cui Klabbe, seppur costretto su una sedia a rotelle, era stato allenatore fino a qualche settimana fa, quando aveva dovuto abbandonare la panchina giallonera a causa di un aggravamento delle sue condizioni di salute.

IN CAMPO – Gigante di 1 metro e 90 per 86 chili, roccia gentile della linea mediana, era cresciuto calcisticamente nel Göteborg, con cui aveva vinto 2 campionati di Svezia e una coppa Uefa nell’86-’87, per passare poi al Mechelen in Belgio e allo Sheffield Wednesday, in Inghilterra. Nel 1994 conquistò con la sua Svezia il terzo posto ai Mondiali Usa, diventando uno degli eroi del ‘94, nomignolo con cui in patria ricordano ancora oggi i ragazzi di quella mitica nazionale svedese, e l’anno successivo sbarcò a Bari insieme al suo connazionale Kennet Andersson, dove entrò in silenzio ma di prepotenza nel cuore dei baresi per la sua serietà, il suo impegno e la tenacia che metteva in campo e fuori.

Rimase 3 anni al San Nicola, quell’enorme armadio svedese che arrivò molto prima dell’Ikea, vestendo la casacca numero 8 dei galletti ben 94 volte e gonfiando la rete in 12 occasioni. Uno svedese di Puglia, freddo e senza troppi fronzoli dal dischetto ma caldo nelle sue manovre sulla mediana, splendido interprete del calcio operaio e collettivo che si giocava una volta, ne divenne anche il capitano per volere di Fascetti: “Mister, ma non parlo l’italiano. Fa niente, mi rispose: fallo col cuore”, ricordò in un’intervista.

Nel ’98 poi arrivò al Bologna di Carletto Mazzone e Baggio, dove ritrovò il suo connazionale Andersson, e sotto le Due Torri fece forse la sua migliore stagione in carriera, non tardando a farsi amare anche in Emilia. Un’autentica diga di centrocampo insieme a Marocchi, alzò la coppa Intertoto e fu tra i grandi protagonisti della cavalcata in Coppa Uefa dei rossoblu, che si fermarono in semifinale contro l’Olympique Marsiglia (sarebbe stata finale contro il Parma, poi trionfatore). L’anno dopo ebbe qualche incomprensione di Guidolin (più tattica che altro), e finì proprio a quell’Olympique Marsiglia che aveva interrotto il sogno.

Tornò in Italia al Lecce, riuscendo nell’impresa di non inimicarsi i suoi ex tifosi biancorossi che gli perdonarono il fatto di aver vestito l’odiata casacca salentina, tanto il bel ricordo che serbavano della sua esperienza a Bari, e proprio in Italia appese le scarpette al chiodo, nel 2001.

LA MALATTIA E LA PANCHINA – Nel maggio del 2009 la notizia che nessuno avrebbe mai voluto sapere: Klabbe era affetto da mieloma multiplo. Divenne celebre una sua frase, in merito: “Ho mollato per 10 secondi, quando mi dissero hai il cancro, poi ho ricominciato a lottare come facevo in campo. Ora ce la sto facendo, il cancro è più piccolo di me, ha sbagliato corpo”. E infatti ce la fece. Nel gennaio del 2010 arrivò la notizia che Ingesson aveva sconfitto la malattia, tanto che nel dicembre dello stesso anno accettò la guida dell’Under 21 dell’Elfsborg, e lo scorso anno quella della prima squadra.

Nel 2013 però si è ripresentato l’incubo della malattia, per la quale fu sottoposto ad un trapianto di cellule staminali. Dopo la chemioterapia, la ricaduta e i molti farmaci, le sue ossa erano diventate troppo fragili per un’aggressiva forma di osteoporosi ed era stato costretto a vivere su una sedia a rotelle. Seppure stanco, provato e visibilmente gonfio, Klas non aveva smesso di lottare, proprio come quando era in campo, ed in un’intervista dichiarò: “Fisicamente e mentalmente non ho nessun problema, ora basta parlare del cancro, parliamo del campo”.

Lo scorso 10 ottobre però, suo malgrado, è stato costretto a lasciare la panchina, a causa dell’aggravarsi della sua situazione: “Questa è la decisione migliore per tutti, il mio sistema immunitario non mi permette di andare avanti. Il medico mi ha consigliato di fermarmi e lo farò. I miei anni qui sono stati incredibili e sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto tutti insieme. Adesso finiamo bene questa stagione”. Purtroppo per Klabbe, la stagione è finita prima dell’ultimo fischio finale.

Indimenticabili le immagini di Ingesson che, seduto in carrozzina, veniva spinto dai suoi giocatori sotto la curva per ricevere l’applauso dei tifosi.

Vila i frid, Klas!

Fonte virgolettati: gazzetta.it / bari.repubblica.it
Fonte immagine in evidenza: chestorialabari.it

Michele Mannarella