CASORIA – Il 17 giugno del 1983 viene arrestato per stampo camorrista il noto giornalista Enzo Tortora. Un uomo perbene ammanettato e condotto in carcere come se fosse il peggior delinquente. falsi pentiti lo accusarono di cose assurde, ad Enzo Tortora gli portarono via la libertà, l’onore, la salute e il lavoro. Fu rinchiuso nel carcere di Rebibbia insieme ad altri detenuti, mentre molti capi della camorra e mafia erano in cella da soli, e quelle celle furono trasformate a 5 stelle.
Tortora venne trattato come un vero e proprio delinquente, la storia ci insegna che fu il più grave errore giudiziario, mai nessuno ha osato chiedergli scusa. Quei magistrati che non seppero controllare bene, crearono la figura di Tortora come un mostro da combattere. Su di lui sono stati girati diversi film, hanno scritto alcuni libri e centinaia di articoli. Cinque anni di lotta, troppo tardi per ammettere la sua innocenza, Tortora morirà di cancro nel 1988, la troppa collera lo fece ammalare. Lunedì 27 ottobre, presso l’istituto A. Torrente di Casoria, ho assistito alla proiezione del docufilm “Una ferita Italiana “, un documento che narra tutta la storia giudiziaria di Tortora, commovente le sue testimonianze, le sue lettere, dove raccontava tutto il disumano del carcere .

Era presente anche il regista Ambrogio Crespi, anche lui vittima di un errore giudiziario. Non ha voluto parlare di se ma di Tortora, una ferita ancora aperta che nessuno riuscirà mai a sanare, perché gli errori giudiziari continuano ad esistere, continuano ad uccidere innocenti. Tortora fu eletto deputato agli europei e poteva chiedere l’immunità parlamentare, si dimise perché volle affrontare il processo a viso scoperto. Venne condannato in primo grado a 10 anni di reclusione, venne assolto in appello con formula piena.  I Pentiti che lo accusavano furono giudicati non credibili. Alla Torrente erano presenti moltissimi giovani che all’epoca dei fatti nemmeno erano nati, emozionati hanno applaudito in piedi quando il docufilm è terminato. Attualmente in Italia oltre ad avere le carcere affollate e i detenuti vivono in condizione disumane, molti detenuti scontano una pena per un reato mai commesso. Il caso Tortora è solo uno dei tanti errori giudiziari, sono convinto che se fosse rimasto ancora in vita, si sarebbe battuto in prima persona per cambiare in meglio la magistratura Italiana, che spesso nuoce più del cancro.

Francesco Gemito