Il tema droghe leggere, in particolar modo “Marijuana”, è sempre stato tema discusso. Ne hanno parlato i giovani, gli adulti, gli anziani, gli artisti, ma soprattutto ne hanno parlato i politici. Non è nuova infatti la politicizzazione che l’argomento ha subito negli anni e che continua a subire tutt’ora. C’è chi questa pianta la demonizza, chi la idolatra, ma le vie di mezzo sono molto difficili da trovare. I Greci dicevano infatti “Katà mètron” (giusta misura), ma purtroppo la politicizzazione e la strumentalizzazione, soprattutto a causa dei lucrosi interessi in ballo, non permettono di affrontare con onestà intellettuale questo tema.

Il primo mito da sfatare è innanzitutto quello della creatività. A farlo è uno studio dell’italiana Lorenza Colzato dell’ateneo olandese di Leida, che in un’intervista all’ANSA afferma: “Abbiamo testato due dosi di marijuana su un gruppo di giovani volontari (in tutto 54 ragazzi di età media 21 anni); la dose bassa era equivalente ad una canna e la dose alta a 3-4 canne”. L’effetto della cannabis è stato confrontato con una sostanza placebo. E’ emerso che, non solo a basse dosi la cannabis non aiuta la creatività di un individuo, ma che ad alte dosi addirittura la danneggia.  Non c’è dunque alcun fondamento scientifico in questi presunti effetti favorevoli della marijuana sul pensiero creativo.

E’ quindi vero che la marijuana danneggia le attività cerebrali delle persone? Assolutamente no. Secondo una ricerca pubblicata dall’università di Oxford, l’uso cronico a lungo termine della cannabis non arreca danni di tipo cognitivo. Uno studio dei professori Thomas F. Densona dell’University of Southern California e Mitchell Earleywineb dell’University of New York ha mostrato addirittura una diminuzione della depressione nei consumatori di cannabis.

Il problema subentra nel momento in cui la marijuana viene modificata chimicamente. Nei paesi non soggetti alla legalizzazione il commercio di questa pianta è infatti nelle mani della criminalità organizzata, che per speculare e accrescere i propri guadagni tende ad arricchirla con gas come il Neon (per aumentarne il peso), oppure tende a manipolarne le percentuali di THC (delta-9-tetraidrocannabinolo), per accrescerne esponenzialmente gli effetti e i principi attivi.

I dati che emergono da numerose ricerche rivelano quindi che la marijuana in sé non provoca gravi danni per la salute, ma di certo non amplifica il genio e le potenzialità creative di un individuo.

Resta infine il problema della “droga di passaggio”. Per anni la cannabis è stata vista come porta d’ingresso per le droghe pesanti (cocaina, eroina, etc), ed è questo uno dei cardini della tesi dei proibizionisti antilegalizzazione.
Se ci fermiamo a riflettere un attimo però possiamo capire il perché di ciò. Il ragazzo che inizia a fare uso di cannabis è costretto infatti ad acquistarla illegalmente, frequentando ambienti sudici e avendo a che fare con persone spesso prive di scrupoli, esperte manipolatrici di giovani già confusi e spaventati da una società che di alternative ne dà poche. Il problema della “droga di passaggio” è reale ed esiste, ma la sua esistenza si fonda appunto sul mantenere illegale questa sostanza.

Con una legalizzazione di questo prodotto e con apposite legge di consumo si potrebbe dunque avere l’effetto inverso, ovvero l’allontanamento dei giovani da questi ambienti, una buona fetta di commercio illegale tolto alla criminalità, ma soprattutto, cosa fondamentale, il controllo totale del prodotto da parte dello Stato, che potrà garantirne la qualità.

Christian Nardelli