Questa notte l’NBA ha ufficialmente aperto i battenti. Dopo una delle estati più roventi di sempre sul mercato, dopo l’antipasto con cui la rappresentativa statunitense ci ha deliziato ai mondiali giocati e vinti in Spagna, è il momento di fare sul serio. Erano tre le gare in schedule.

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lo stendardo del campionato 2014 volteggia all’interno dell’AT&T Center

 SAN ANTONIO 101-100 DALLAS – Gli Spurs non avevano mai perso da campioni in carica nell’opening night (4-0 il parziale prima di oggi) e neanche stavolta è successo. Nonostante siamo solo agli inizi e le spaziature non siano state sufficienti (almeno sicuramente non per Popovich), per la sesta stagione consecutiva la squadra 5 volte campione del mondo parte con il piede giusto, portando a casa la vittoria nel derby texano con i Dallas Mavericks dopo una partita molto avvincente. Nella notte della consegna degli anelli, esordio positivo dunque per Ettore Messina, alla prima sulla panchina nero-argento, e Marco Belinelli. Il nativo di San Giovanni in Persiceto parte in quintetto, complici le assenze di Leonard e Splitter, e non delude assolutamente le aspettative di compagni e tifosi, segnando sia in penetrazione che da fuori il perimetro; 31 minuti in totale per lui, con 15 punti e una percentuale dal campo del 62% (5/8).
BIG THREE. Nonostante gli anni passino, il trio Parker-Ginobili-Duncan non sembra affatto perdere colpi e anche stasera, ancora una volta, risulta decisivo. Dopo un inizio non esaltante, l’argentino di Bahía Blanca sale in cattedra e ci offre un terzo quarto spettacolare, regalando alla posterità due giocate che saranno senz’altro inserite nella usuale top ten che Nba.com stila ogni giorno: tripla senza ritmo allo scadere dei 24′ e un’assist per Parker che solo un iniziato del gioco può pensare. Duncan per l’ennesima volta va in doppia doppia (14 punti e 13 rimbalzi), mentre Parker, come suo solito, prende per mano i compagni e mette a segno la tripla (4/4) che regala agli Spurs il sorpasso finale, bissando una prestazione da 23 punti (9/15).

PELICANS OK – Esordio stagionale più che positivo anche per New Orleans che, dopo aver faticato nel corso della prima parte di gara, si concede un successo largo sui Magic. Nonostante l’assenza dell’uomo franchigia Oladipo (che ne avrà fino a gennaio), la squadra di Jacque Vaughn gioca una buona partita e per larghi tratti ha rischiato di vincerla prima di crollare nell’ultimo periodo. Thumb up per il montenegrino Vucevic, in abbondante doppia doppia già dalla metà del secondo quarto (15 punti, 23 rimbalzi conditi da 4 stoppate) e l’ala piccola Thomas Harris che sfiora la doppia doppia (25 punti e 8 rimbalzi).
Era, però, la gara di Anthony Davis, leader della nazionale americana vincitrice in Spagna un mese fa e futuro MVP della Lega a detta di Kevin Durant. Il ventunenne ex-Kentucky spadroneggia letteralmente su entrambi i lati del campo e accarezza la tripla doppia grazie a ben 26 punti, 17 rimbalzi (di cui 9 offensivi) e 9 stoppate.
Si ha la percezione sempre più netta che ci troviamo di fronte ad uno dei futuri dominatori del gioco.

NBA: Orlando Magic at New Orleans Pelicans
Anthony Davis (21 anni) mentre vola a canestro
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Julius Randle (19 anni), scelta #7 al draft 2014

LAKERS, ESORDIO AMARO – Kobe Bryant non inaugura al meglio la sua diciannovesima stagione in maglia giallo-viola (solo Stockton con i Jazz ha un record di percorrenza con la stessa franchigia uguale), perché allo Staples passano i Rockets del duo Harden&Howard (42 punti in due) senza troppe difficoltà. Le assenze per i Lakers di Steve Nash, che probabilmente saluterà per sempre, e di Young hanno ancor di più ingigantito il distacco qualitativo tra i due roster, benché comunque un Kobe da 19 punti le abbia provate tutte per tenere a galla i suoi. Troppo forti quelli di Houston, che quest’anno hanno come obiettivo minimo le semifinali di conference.
RANDLE KO. Ma ciò che fa maggiormente preoccupare coach Scott è senza dubbio l’infortunio occorso a Julius Randle, che oggi avrebbe dovuto festeggiare il suo esordio nella Lega, costretto a uscire addirittura in barella. Un’eventuale, quanto probabile, lungo stop andrebbe a minare la qualità di una squadra che già di suo non è ai massimi storici. Buona fortuna al ragazzo, sperando che non sia nulla di grave.

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Michele Di Mauro