“Tutto quello che nasce, nasce da una causa”. Ebbene sì: ogni tanto anche a Platone toccava fare il Capitan Ovvio della situazione. Sorge, però, una domanda -e se non sorge, facciamola sorgere noi-: qual è la causa di tutte le cose?

Il nostro Platone risponde a questo interrogativo nel Timeo, dialogo da cui, tra l’altro, il Medioevo trasse lo schema generale del mondo della natura (almeno finché non furono riscoperti gli scritti fisici e metafisici di Aristotele, ma questa è un’altra storia); per bocca di Timeo, Platone ci introduce la figura del Demiurgo, divino artefice creatore dell’universo. Per prima cosa, è necessario capire perché il Demiurgo abbia voluto generare il mondo:

Egli era buono, e in uno buono nessuna invidia nasce mai per nessuna cosa. (…) volle che tutte le cose divenissero simili a lui quanto potevano”. Cioè? Vediamo:

  • Egli era…cosa”: dimenticatevi dello Zeus geloso che punisce quel poveraccio di Prometeo solo per aver regalato agli uomini il fuoco: questo Demiurgo è un dio che non prova sentimenti negativi e che, quindi, non può fare cose cattive;
  • “volle che…potevano”: in quanto infinitamente buono, il nostro Demiurgo vuole che tutto sia, per quanto possibile, simile a lui, dunque buono e giusto.
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Ordo ab Chaos. Il Demiurgo ordina la materia preesistente e genera l’universo.

Attenti! Non penserete mica che il Demiurgo sia un dio come lo è quello cristiano? Il dio biblico è onnipotente mentre quello platonico “prese dunque quanto c’era di visibile che (…) si agitava sregolatamente (…) e lo ridusse dal disordine all’ordine (…). In sostanza, lavora su una materia che già esiste e non crea un bel niente; ma va bene così, non è da tutti ordinare il caos per farne un universo. Il mondo che il Demiurgo crea è animato nel senso che possiede un’anima: infatti, non è possibile che esista un qualcosa di intelligente che non abbia anche un’anima.

Ci siete ancora? Bene. Ora munitevi di pane e Nutella perché, stabiliti i motivi per cui il Demiurgo ha agito come abbiamo visto, è necessario comprendere a quale modello si sia ispirato nel generare l’universo. Lasciamo la parola a Timeo:

“Posto ciò, occorre che passiamo in seguito a dire a somiglianza di quale animale l’abbia fatto [l’universo] l’artefice. Certo non reputeremo che l’abbia fatto a somiglianza d’alcuno di quello che hanno forma di parte, perché niente assomigliato a cosa imperfetta può mai essere bello: ma lo porremo somigliantissimo a quello, del quale sono parti gli altri animali considerati singolarmente e nei loro generi. (…) dio, volendolo rassomigliare al più bello e al più compitamente perfetto degli animali intellegibili, compose un solo animale visibile, che dentro di sé raccoglie tutti gli animali che gli sono naturalmente affini.

Capito perché vi avevo detto di prendere pane e Nutella? Forza e coraggio:

  • “Certo non reputeremo…bello”: il Demiurgo certo non si è ispirato a un qualche animale già presente, perché questo animale, imperfetto, non potrebbe fare da modello a qualcosa che deve essere sommamente buono e perfetto;
  • “dio…affini”: il modello cui si ispira il nostro Demiurgo è l’idea del vivente. Quest’idea, estremamente complessa, contiene in sé le idee di tutti gli altri esseri viventi.
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Il vivente con le idee specifiche al suo interno. Al Demiurgo è riuscito un po’ meglio

Immaginate una scatola con dentro tante scatole più piccole: la scatola è l’universo e le scatolette sono le idee più specifiche di cui fanno parte, ad esempio, gli animali del cielo, della terra e dell’acqua.

Naturalmente, il mondo non può che essere uno solo, perché deve contenere tutte le forme del vivente e, inoltre, il Demiurgo ha voluto imitare completamente il modello cui si è ispirato, compresa la sua unicità. Ciò si fonda sul principio secondo cui questo è il migliore dei mondi possibili (tutto ciò non vi dice niente? Vedrete…). La forma che ha questo mondo è quella di una sfera, figura giudicata perfetta già dai Pitagorici, ed è perfettamente liscio, privo di qualsivoglia tipo di organo, dato che non ha bisogno di nutrirsi o di espellere rifiuti; si muove in modo circolare, secondo “il movimento più adatto al suo corpo” (i movimenti, in realtà, sono ben sette; ma provate un po’ a immaginare un mondo che saltelli su e giù o che vada avanti e indietro).

Il risultato di tutta questa fatica del Demiurgo è a propria volta un dio, in quanto imitazione delle idee (di cui parleremo la prossima volta) ed è felice poiché perfetto e autosufficiente; conosce se stesso, sa di essere perfetto e si ama così com’è. Anche noi, che abbiamo seguito il Demiurgo in quest’avventura, siamo felici: conosciamo ora il Mito del Demiurgo!

Fonte immagine in evidenza: www.meteoweb.eu

Fonte immagini media: www.wikipedia.org, l’opera è di William Blake; www.sarographic.com

Fonte citazioni: Platone, Timeo, in Platone, Opere complete, vol. VI, traduzione di Cesare Giarratano

Luigi Santoro