fahrenheitEsiste una fabbrica che distribuisce sogni in gran quantità, non è lontana, esiste fisicamente, non è la fantasia di un bambino che non riesce a dormire e osserva le storie raccontate dalle ombre del suoi giocattoli illuminati dalla lampada che lo tiene lontano dalla paura del buio. Questa fabbrica si chiama Quantic Dream. Molto più praticamente diciamo che ciò di cui stiamo parlando è una software house nata nel 1997 in terra francese, con sede a Parigi. Il videogiocatore che sviscera, legittimamente, l’ultimo Battlefield o l’ennesimo Call of Duty, pensando che quei due titoli compongano il 98% del mondo dei videogames, forse non riceverà epifanie di alcun tipo al solo sentire quelle due parole magiche: Quantic Dream. Il giocatore, invece, che è abituato a lasciarsi trasportare senza freni e inibizioni nei mondi e nei livelli che egli stesso cerca di superare con arguzia, forza fisica e coraggio, quasi come se la vita in pericolo fosse la sua, il giocatore che non smette di giocare una volta spenta la console andrà in estasi nel sentir parlare di Quantic Dream.

Chi cercasse i videogiochi della Quantic Dream, leggerebbe solo quattro titoli. Quattro giochi in 17 anni possono sembrare davvero pochi, un’inezia nel mare magnum del mondo dell’intrattenimento elettronico. Non è così. Per sviluppare quei giochi non basta avere un team manager, uno staff composto da migliaia di persone che rendono lunghissimi ed estenuanti i titoli di coda, esperti di effetti speciali, di algoritmi, game designers, doppiatori. Servono idee nuove, originalità, amore verso il lavoro che si svolge e rispetto per il gusto altrui, rispetto per i sogni di tanti giocatori che non vedono l’ora di immergersi in storie straordinarie e indimenticabili. Per carità, la Quantic Dream non è certo un ente benefico, una società senza scopo di lucro. Il profumo dei soldi non crea disagio ai loro raffinati nasi francesi, ma noi giocatori siamo ben felici di dare i nostri soldi a chi decide di distinguersi dalla massa, a chi si impegna nella creazione di qualcosa di esteticamente e, soprattutto, artisticamente bello e, in alcuni casi, sublime.

Quali sono questi titoli che hanno reso la Quantic Dream un unicum nel panorama videoludico? Il primo non è il titolo più noto, forse neanche quello che può fare da esempio per raccontare la grandezza della software house, ma è una sorta di manifestazione iniziale, quella che preannuncia qualcosa di più importante. Nel 1999 esce su PC e poi – nel 2000 – su Dreamcast, The Nomad Soul. TNS è il perfetto connubio tra picchiaduro, sparatutto, libertà d’azione, ma quel che colpisce maggiormente è l’atmosfera che si respira. La magia e il mistero coprono il mondo di gioco e fanno da impermeabile alle intemperie rappresentate dalla noia e dal déjà-vu che puntualmente si abbattono sulle nostre console. The Nomad Soul parla della trasmigrazione dell’anima, grazie alla quale il giocatore può salvare l’umanità. Poesia e filosofia nel titolo Quantic Dream, non solo pixel e textures.

E’ nel 2005, però, che il nome della Quantic Dream inizia a ritagliarsi degli spazi molto più ampi nel cuore dei giocatori. La genialità di David Cage, fondatore di QD, esplode come un Big Bang e crea un universo parallelo a quello reale, ma decisamente più intrigante. Su PS2 e Xbox esce Fahrenheit. Cos’è Fahrenheit? Difficile rinchiudere il gioco in una categoria, in un genere, sarebbero come gabbie elettrificate che tengono imprigionati lo spirito avventuriero e l’istinto venatorio e ferale di un’orgogliosa belva. Chiamiamolo film interattivo, un nuovo genere che rappresenta l’evoluzione dell’avventura grafica e un ampliamento degli orizzonti dei vecchi laser games, un genere, insomma, targato Quantic Dream. In Fahrenheit il protagonista è Lucas Kane, un ragazzo normalissimo, con una vita abitudinaria che una notte, mentre si trova in una squallida tavola calda di New York, commette un truce omicidio ai danni di uno sconosciuto. Il ragazzo, durante l’orrenda esecuzione del misfatto, sembra non essere in sé, una forza immateriale ha preso possesso del suo corpo. Sta a noi scoprire cosa sia successo davvero nel bagno di quella tavola calda. Guidando l’assassino, certo, ma anche i due investigatori, Carla Valenti e Tyler Miles. Dobbiamo scoprire chi è l’assassino, ma allo stesso tempo scappare da chi vorrebbe scoprirlo, sensazionale e senza precedenti. Ma è tutto qui? Assolutamente no. I protagonisti si muovono in una New York sulla quale si è abbattuta una tempesta di neve e ghiaccio che sembra non finire mai, le temperature (fahrenheit, appunto) si abbassano sempre di più dando al titolo un’atmosfera gelida e agghiacciante. Provare a giocare Fahrenheit quando fuori fa davvero freddo e con una leggera pioggerellina che sbatte sulla finestra è una vera e propria catarsi. heavy rain

Nel 2010 con le console della generazione appena conclusasi, la Quantic Dream non perde l’occasione per emozionare strizzando l’occhio anche alla grafica realistica. Come si può emozionare attraverso uno schermo? Facendo sì che i protagonisti siano reali, farli diventare uno di noi, un nostro parente, un nostro amico. Nasce Heavy Rain. Una famiglia che passa in pochissimi attimi dalla felicità alla disperazione totale, una festa di compleanno che fa da preludio a un evento tragico, un serial killer che uccide bambini senza pietà affogandoli in pozzanghere di ”pesante pioggia”, una pioggia sporca di sangue e fango, degli origami, infantili opere fatte con la carta messe a fianco ai corpicini senza vita, un padre che deve affrontare delle prove per salvare la vita al proprio figlio, un criminologo che cercherà di scoprire la verità, un detective che dovrà muoversi nei bassifondi tra corruzione, microcriminalità e giochi di potere. Tutto questo è presente in Heavy Rain e saremo noi a muovere i fili della vicenda come un onnisciente burattinaio. Tutto ciò che faremo influenzerà le azioni future, le domande aumenteranno e le risposte non saranno più sufficienti, le emozioni ballano una danza macabra, le lacrime si mescolano al giovane sangue di innocenti vittime della follia umana. Colpevolezza e innocenza si muovono su una linea sottile che le divide in maniera impercettibile.

Nel 2013 è la volta di Beyond: Due Anime. Beyond cerca di rispondere ad una delle domande esistenziali che ha occupato le menti di diverse generazioni e che ancora oggi muove le coscienze e la fantasia: cosa c’è dopo la morte? La protagonista Jodie Holmes vive insieme ad un’entità di nome Aiden, una presenza proveniente dall’inframondo. Dopo la morte il nostro corpo diventa un semplice simulacro per parenti e amici o c’è molto di più? Esiste un mondo dell’anima? La vicenda personale di Jodie porta il giocatore a riconsiderare tutto il suo passato, il joypad si trasforma da semplice oggetto di comando a misuratore di emozioni, di stati d’animo. Giocare a Beyond è un tuffo a occhi chiusi alla ricerca del senso della vita. Spesso chiudere gli occhi ci rende meno ciechi, la Quantic Dream vuole mostrarci la via verso un nuovo modo di concepire l’intrattenimento e l’esistenza stessa.

– Quantic Dream: la fabbrica dei sogni –

Michele Longobardi