ACERRA – Ha avuto luogo ieri mattina ad Acerra la rivolta, portata avanti da decine di mamme, per bloccare i rifiuti provenienti da Coda di Volpe e diretti al forno dell’inceneritore acerrano.

Più volte, i cittadini hanno manifestato davanti al termovalorizzatore di Acerra per contestare “l’ecocidio nella Terra dei Fuochi” ; ma questa volta, insieme agli ambientalisti, le vere protagoniste della manifestazione sono state le mamme dei bambini delle elementari che, esasperate, hanno protestato dinanzi al municipio :” I cittadini sono stanchi del degrado ambientale che affligge la nostra comunità. Basta con il conflitto di interesse e le morti premature.” – si legge dallo striscione affisso dalle mamme ai cancelli del comune. I rifiuti provenienti dal sito di stoccaggio di Coda di Volpe non hanno ancora raggiunto Acerra, eppure la rabbia dei cittadini è già tanta.

I manifestanti infatti hanno minacciato il blocco del termovalorizzatore, nel cui forno dovranno essere incenerite 10700 tonnellate di rifiuti, accumulati nello sversatoio di Eboli durante le passate emergenze. A gennaio di quest’anno aveva avuto inizio il piano regionale di rimozione dei siti di stoccaggio provvisori delle ecoballe con lo svuotamento delle cave Amendola e Formisano ad Ercolano e terminato a luglio con lo svuotamento della discarica casertana di Ferrandelle. Tutti questi scarti vennero smaltiti nell’inceneritore di Acerra, senza però controllare se le necessarie modifiche per aumentare l’affidabilità dell’impianto e consentire un’efficace gestione degli inquinanti fossero o meno state eseguite e, inoltre non si tenne conto delle deleghe introdotte per verificare se l’impianto fosse effettivamente idoneo a tutelare la salute degli abitanti e dell’ambiente circostante: il controllato è controllore di se stesso.

Pertanto, ora le madri acerrane dicono ” basta”, pretendono garanzie per la salute dei propri figli e si oppongono alle operazioni di svuotamento del sito ebolitano; sostenute dagli ambientalisti firmatari di un manifesto, volto ad impedire l’arrivo delle ecoballe destinate a bruciare nell’inceneritore fino al 31 dicembre,sotto il controllo di Arpac e A2A, società interessata a bruciare quanti più rifiuti possibile per aumentare gli introiti ricevuti tramite la componente della bolletta elettrica. In più di settanta hanno chiesto risposte concrete al sindaco assente, così l’assessore all’ambiente,Vincenzo Angelico, ha rimandato il confronto nel pomeriggio. Le mamne hanno chiesto di sapere cosa intende fare l’amministrazione “per scongiurare ulteriori gravi danni derivanti dai progetti della Regione, che ricadono solo su Acerra” e se verrà predisposto un “progetto ambiente” capace di rispettare le normative europee.

Infatti, già nella seduta precedente dei servizi per il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale dell’impianto, venne evidenziato, attraverso la relazione dell’ingegnere Vincenzo Caprioli, il mancato rispetto della direttiva 2000/76/Ce per inadempienza progettuale: l’altezza dei camini sarebbe troppo bassa per garantire un’adeguata dispersione delle emissioni nell’aria.
” Vogliamo avere garanzie, vogliamo vedere cosa c’è dentro l’immondizia che volete bruciare”. Questa la richiesta primaria delle mamme. Richiesta più che legittima dato che le ecoballe sono costituite da rifiuti prodotti in Campania negli anni della cosiddetta emergenza rifiuti, ovvero nel periodo in cui non veniva effettuata nessuna raccolta differenziata, né domestica né per le utenze commerciali, e di cui è stata riscontrata la presenza di rifiuti industriali e tossici tra quelli urbani.

Inoltre, ad alimentare la paura delle mamme e di tutta la cittadinanza, l’inaffidabilitá dei controlli: “Come possiamo fidarci della Regione, quando questa dovrebbe controllare l’inceneritore di cui è proprietaria. C’è conflitto di interessi”. L’assessore all’ambiente ha cercato di rassicurare i manifestanti promettendo che verranno intraprese tutte le azioni necessarie a garantire il rispetto delle normative e il controllo delle certificazioni sui codici Cer dei rifiuti del sito di Coda di Volpe, ma le tensioni sono ancora molte e si attende un prossimo incontro per far luce sugli sviluppi della vicenda.

Francesca Nappo