N.B. Questa rubrica vuole essere una sorta di macchina del tempo, dove mi impegnerò a presentare alcuni dei pezzi più importanti (il parametro seguito è il successo commerciale) nella storia della classifica inglese, partendo dal 1994, esattamente venti anni fa.

Questa settimana troviamo Pato Banton in vetta alla classifica, subito seguito da Whigfield. Medaglia di bronzo per i Bon Jovi. Al quarto posto, in discesa ci sono i Take That, mentre scende anche Cyndi Lauper, ora al numero 7. Entrano in top ten, al numero 8, gli Snap!.

Partiamo, al numero 12, con gli Oasis con Cigarettes And Alcohol. Dopo aver giocato con il Rock psichedelico, la band di Manchester sfoggia il suo lato più trasgressivo e selvaggio, con un inno dal sapore Hard Rock dedicato ai piaceri della vita (nel caso specifico: fumo, droga e alcohol), come unico rimedio per sfuggire alla mediocrità e futilità della vita della classe operaia. Con un testo dal carattere pessimista, che non nasconde un certo nichilismo di fondo, gli Oasis contribuiscono a diffondere quell’ideale di disincanto giovanile e cinismo che permeava la società occidentale degli anni ’90. Musicalmente il pezzo deve invece pagare tributo a un certo Glam Rock anni ’70, e infatti le accuse di plagio non tardano ad arrivare, in particolare il Riff principale della canzone sembra sia stato palesemente “preso in prestito” da Get It On dei T.Rex, i padrini del genere. Diatribe a parte, il pezzo rappresenta il miglior piazzamento in classifica finora raggiunto dalla band e farà da apripista agli straordinari successi degli anni successivi.

Al numero 20 c’è Welcome To Paradise dei Green Day. Il pezzo, di natura autobiografica, tratta dell’esperienza dell’abbandono della casa familiare da parte dei tre membri della band, che si trasferirono in un magazzino malridotto in California. Se la prima parte del testo è incentrata sul senso di smarrimento e solitudine provato dal leader Billie Joe Armstrong, catapultato in una realtà a lui estranea, la parte finale vede il cantante esprimere la propria felicità per aver raggiunto l’indipendenza dal focolare materno. In definitiva il pezzo risulta essere molto orecchiabile anche se simile a diversi lavori precedenti della band, e ha il merito di introdurre la scena Punk-Rock americana degli anni ’90 al pubblico mainstream, motivo per il quale i Green Day vengono considerati tuttora dei venduti dai puristi del genere.

Al numero 26 abbiamo il ritorno dei Pink Floyd con High Hopes. Il brano, fortemente introspettivo e d’ispirazione autobiografica, affronta il difficile tema della perdita e del successivo ritrovamento della felicità nella vita di un uomo, non essendone esplicitato però il motivo, in molti hanno ipotizzato ci potesse essere un’allusione all’abbandono del gruppo da parte dello storico bassista Roger Waters. Nel pezzo si fa inoltre riferimento alla Division Bell, campana del parlamento inglese che dà il nome, secondo suggerimento di Douglas Adams, all’album dal quale è tratto. Dal punto di vista musicale il pezzo presenta degli elementi sonori riscontrabili in altri lavori precedenti (il suono delle campane o il cinguettio degli uccelli), che gli conferiscono il tipico sapore Progressive delle prime produzioni.

Per questa volta è tutto, alla prossima per un altro viaggio nel tempo!

Alfredo Gabriele Galassi