Alcuni giorni fa la Nato ha rilevato voli sospetti di quattro gruppi di aerei militari russi i quali hanno sorvolato il Mar Nero, il Mar Baltico e il Mare del Nord, da cui ,in particolare, è partita una formazione di otto velivoli che ha attraversato l’Atlantico fino alle acque internazionali a ovest della penisola iberica. In risposta le autorità di vari paesi membri e non dell’Alleanza Atlantica hanno mobilitato le loro forze aeree. Nel caso degli aerei intercettati nell’Atlantico, sei hanno immediatamente invertito la rotta ma due bombardieri sono stati scortati per sicurezza dalla Royal Air Force e dall’aviazione norvegese fino in patria.

Le formazioni erano costituite in particolare da bombardieri strategici Tu-95 Bear H e da caccia Mig-31, e i paesi che hanno allertato la loro aviazione sono stati Norvegia, Svezia, Finlandia, Germania, Regno Unito, Portogallo e Turchia. I velivoli russi, oltre a mantenere il silenzio radio, non avevano preventivamente consegnato alcun piano di volo, e per questo, a detta della Nato, “rappresentano un rischio per l’aviazione civile” e “non usano transponder, quindi il controllo aereo civile non può vederli nè assicurare che non interferiscano con i voli civili “. Sempre la Nato fa notare l’“inusuale”  quantità di aerei impiegati in queste operazioni dalla Russia, ben 26 velivoli.

A  parlare della formazione dell’Atlantico è stato anche il portavoce del comando operativo delle forze armate norvegesi Brynjar Stordal, che aggiunge “abbiamo diversi di questi incidenti, circa 40 all’anno” e “ciò che distingue questa da alcune altre missioni già viste da parte russa è che la formazione era un po’ più grande di quella che vediamo di solito e che sono andati un po’ più a sud di quanto fanno solitamente“. Il portavoce della Nato Jay Janzen ha lanciato un’allerta generale per la sicurezza sui voli civili e i rapporti tra Nato e Russia continuano ad essere tesi a causa della crisi in Ucraina.

Per quanto riguarda l’Italia l’Enav assicura che “non c’è un’allerta” e che “sono attività che non interessano lo spazio aereo italiano“.

 Massimo Liccardo