“L’Italia sta facendo cambiamenti importanti, ora bisogna vedere se saranno attuati”. Queste sono le parole del commissario agli Affari economici dell’Unione europea e vicepresidente della Commisione, Jyrki Katainen, che torna sulla Legge di Stabilità del governo Renzi e sul “via libera” dato da Bruxelles, anche se, continua il primo ministro finlandese, “il fatto che non abbia riscontrato serie deviazioni dalle regole del Patto, non significa che i piani lo rispettano appieno, non pregiudica la nostra analisi finale e non esclude che la Commissione possa adottare procedure nell’ambito del Patto”.

La valutazione definitiva della manovra dipenderà dalle previsioni economiche d’autunno. In quel caso la Commissione dirà “se misure addizionali o sostitutive saranno necessarie per assicurare il pieno rispetto del Patto e se bisogna adottare ulteriori misure sotto la procedura per il deficit eccessivo per alcuni Stati membri”, ribadisce il commissario Ue.

Katainen ha poi continuato dicendo che “la situazione economica è cambiata in quest’ultimo anno”. Ma, ciononostante, gli impegni non saranno modificati e le regole non verranno cambiate. Ha concluso dicendo: “Se mi chiede se i Paesi eviteranno sanzioni per quest’anno, a causa delle prospettive cambiate, la risposta è no”.

Intanto l’Italia ha ottenuto l’approvazione dell’accordo per l’assegnazione dei fondi strutturali dell’Unione Europea, per quanto concerne il periodo 2014-2020. Ci si riferisce a un insieme di programmi dal valore complessivo di circa 43 miliardi di euro, di cui 32.2 miliardi proverranno dai fondi della politica di coesione (nel periodo 2007-2013 erano circa 28 miliardi), 10.4 miliardi da quelli per lo sviluppo rurale a cui si aggiungeranno 537,3 milioni per il settore marittimo e della pesca.

La Commisione Ue ha riscontrato una forte inefficienza nell’apparato della pubblica amministrazione e, a tal proposito, ha imposto all’Italia di snellire la burocrazia (tra l’altro una raccomandazione, questa, che prescinde dal nuovo ciclo di programmazioni). D’altra parte, l’Italia dimezzerà la quota del proprio co-finanziamento ai fondi europei dal 50% al 25%. All’interno dell’accordo Italia-Ue mancano i programmi di Campania, Calabria e Sicilia, in estremo ritardo e ultimi in assoluto (insieme ad un programma svedese) per quanto riguarda le politiche di coesione.

Andrea Palumbo