La vittoria nel Clasico di sabato scorso rafforza una volta di più lo spogliatoio, l’ambiente e il madridismo tutto. A Madrid si respira un’aria molto più fine e leggera dopo la finale di Champions del 24 maggio scorso, e questo non può che giovare alla squadra. Il Real però è una di quelle squadre che deve sempre superare se stessa e non può fermarsi. Per questo motivo tra gli obiettivi stagionali non può mancare la ricerca dell’undicesima Champions League.

INIZIO DELUDENTE – Fino a poche settimane fa si parlava delle palesi difficoltà cui Ancelotti andava incontro con le avventate cessioni di Di Maria e Xabi Alonso dell’ultimo mercato: due uomini-cardine del progetto merengue, ceduti e rimpiazzati da James Rodriguez e Kroos. Non gli ultimi sprovveduti, ma comunque diversi, per caratteristiche e attitudini, ai protagonisti della campagna precedente.Le voci hanno trovato ragione con le prime giornate di Liga, dove i Blancos hanno ottenuto solo una vittoria nelle prime tre. Una piccola giustificazione il tecnico di Reggiolo l’aveva trovata nei ripetuti impegni di Supercoppa (europea e spagnola) che hanno congestionato il mese di agosto. Così, tra risultati insoddisfacenti e un gioco poco appetibile, le critiche hanno subissato i campioni d’Europa fino ad ipotizzare l’esonero di mister Carlo Ancelotti.

E’ bastato qualche piccolo accorgimento tattico, risistemare un minimo la difesa e trovare i giusti ritmi in fase offensiva per capovolgere le considerazioni dei media e del pubblico. Inanellate nove vittorie  consecutive, condite da una difesa arcigna e con l’ausilio dell’inesauribile Cristiano Ronaldo: costantemente in gol dalla terza giornata, il fenomeno di Madeira, ha trascinato i suoi compagni alla riscossa.

LA TATTICA – Il Real Madrid, però, non è solo Ronaldo. Nelle ultime due sfide, con Liverpool e Barcellona, si è affermato il centrocampo con James, Modric, Kroos e Isco: scavalcata ogni logica o formalità che porterebbe ad affiancare ad un mediano di fosforo uno che porta l’acqua. A Madrid invece tutti hanno del lavoro sporco da svolgere. Ancelotti lo dichiarò apertamente con una dichiarazione nell’estate 2013, forse passata inosservata, in cui disse che se si vuole giocare un calcio propositivo e spettacolare senza perdere equilibrio e compattezza è necessario che anche i giocatori di qualità rientrino per dare una mano in difesa. Detto-fatto, ad un anno di distanza, possiamo notare un centrocampo composto da centrocampisti di grande fantasia, che mai ci saremmo aspettati potessero dare un simile aiuto alla terza linea. Ma non è un inedito. Infatti un centrocampo a 4, da un punto di vista numerico, si era già visto nel finale della scorsa stagione: in finale di Copa del Rey il quartetto era Di Maria-Modric-Xabi-Isco, con Bale in attacco; in semifinale contro il Bayern abbiamo rivisto la stessa linea all’andata, e il gallese al posto di Isco al ritorno. Nulla di nuovo apparentemente. Non proprio. L’assenza di Xabi e di un giocatore come El Fideo si sentono parecchio in fase difensiva. Toni Kroos ancora non ha lo stesso posizionamento e la stessa caratura difensiva del basco, questo il Real l’ha pagato a caro prezzo nelle sconfitte; un po’ meno nelle ultime uscite. James, invece sta mettendo in campo diligenza tattica e dedizione al lavoro assolutamente inattese. Inoltre, e forse è la chiave di tutto, per la prima volta si è visto un Isco in versione Super in entrambe le fasi. L’ex Malaga fino all’anno scorso non aveva né questa propensione al ripiegamento difensivo, né la costanza e la presenza nel palleggio madridista che dimostra oggi.

FIN DOVE PUO’ ARRIVARE? – Ad ogni modo, se è vero che oggi il Madrid sembra una macchina perfetta, in grado di affrontare qualsiasi avversario e di schiantarlo senza troppe difficoltà, bisogna sempre considerare i possibili scenari futuri.
Tornando a quanto detto nelle prime righe di quest’articolo, oggi a Madrid si gioca con i nervi più distesi e con maggior serenità, ma non è detto che questo duri necessariamente fino a fine stagione.
I momenti difficili sono sempre dietro l’angolo. Se i Galacticos dovessero avere la forza (soprattutto mentale) per respingere le avversità e le pressioni provenienti dall’esterno nulla potrà fermarli.
Se la squadra dovesse continuare a collaborare con il tecnico, ed ogni giocatore con il resto dello spogliatoio, allora l’undicesima Champions League sarà ampiamente alla portata.
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Alessandro Cappelli