Il governo incassa il giudizio duro del CSM sul testo della riforma della giustizia, nella parte relativa alla responsabilità civile dei magistrati. Questa riforma, fortemente voluta dal premier, redatta dal ministro Orlando e cara soprattutto al centrodestra, non riceve una vera e propria bocciatura – ci tengono a precisare i magistrati – ma esprime vive preoccupazioni su alcuni suoi punti.

Secondo il Consiglio Superiore della Magistratura la riforma metterebbe a repentaglio l’indipendenza dei giudici e, di conseguenza, la serenità dei giudizi, senza tra l’altro migliorare in termini di rapidità ed efficienza un sistema giudiziario che verrebbe ulteriormente gravato da inesauribili contenziosi.

I toni quasi derisori del capo del governo che rabbrividiva di paura all’idea di questa contrapposizione sono probabilmente l’origine del registro duramente critico del giudizio espresso dal plenum del Consiglio. Nel documento stilato vi sono critiche strutturali, che contestano i principi stessi sul quale è fondata la riforma: secondo quanto si legge “la responsabilità civile non può essere utilizzata per mettere sotto pressione i magistrati al fine di aumentare la diligenza del singolo e la qualità della giurisdizione“. Un ricorso, posto in mano al cittadino senza alcun filtro preventivo, “può costituire un forte elemento di condizionamento del merito delle scelte di una toga che devono essere assunte in assoluta indipendenza, soggette solo alla legge“. Proprio il filtro preventivo è una delle principali novità del testo rispetto alla vigente legge in materia di responsabilità civile, ma è anche la norma più aspramente criticata.

In effetti l’assenza di filtro permetterebbe, a chiunque si ritenga danneggiato da una sentenza a sé non favorevole, di ricorrere contro lo Stato e, indirettamente, contro il magistrato, con l’apertura di una serie potenzialmente innumerevole di processi e un paradossale aumento del carico di processi sul groppone della giustizia civile. Le motivazioni dei riformatori sono tuttavia essenzialmente statistiche: troppo pochi i magistrati condannati in più di venticinque anni di vigenza della legge Vassalli, che appunto prevedeva dei filtri preventivi di questo tipo di cause e che avrebbe portato a condanna solo 6-7 magistrati. D’altro canto, spostare direttamente in capo al giudice di merito il giudizio di fondatezza non aumenterebbe il numero di condanne, ma renderebbe più sommario un giudizio di merito prima destinato ad un numero nettamente inferiore di cause. Tutto il plenum, moderati e contrari inclusi, ha dunque concordato nel chiedere che sia previsto un filtro di ammissibilità prima di un vero e proprio giudizio.

Non mancano tuttavia i distinguo e le critiche all’interno dell’organo che nonostante la mediazione di Giovanni Legnini, il vice-presidente, ha comunque redatto un documento giudicato da alcuni membri – i laici provenienti dall’area di centrodestra – troppo duro, troppo corporativo e ravvisabile come uno scomodo e impopolare di una categoria. Infatti nonostante le rassicurazioni di chi difende la relazione e non vuole parlare di bocciatura, evidenziando la costruttività delle critiche, c’è chi come Antonio Leone (NCD) parla criticamente di “opposizione tout-court al DDL“, e chi, come Maria Elisabetta Alberti Casellati (FI), difende il testo del governo, perché punirebbe non una categoria, ma solo chi sbaglia.

Promozione, l’unica tra i membri togati, anche dall’ex-presidente del CSM Andrea Palamara che definisce la riforma Orlando “un buon punto di partenza“, pur sottolineando la criticità dovuta all’assenza di un filtro, “perché spazza via la responsabilità diretta” che invece era presente nel disegno di legge del senatore Buemi.
Non parlate di bocciatura” ribadisce Legnini a fine seduta, “è stato un giudizio molto articolato. Certo, il testo del governo deve essere modificato: senza filtro i tribunali saranno invasi da cause e citazioni. Basta vedere le lettere che arrivano qui“.

Roberto Davide Saba

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Roberto nasce a Cagliari nel 1988, studia Giurisprudenza nell'università della sua città e con entusiasmo si butta nella sua prima esperienza come giornalista e vignettista per Libero Pensiero. Le sue passioni sono il disegno e la lettura. Tra i suoi interessi ci sono la politica, il diritto, l'arte e la cultura.