La criminologia moderna classifica i serial killer in quattro grandi categorie. Con le dovute riserve, chiaramente, e chiosando una catalogazione troppo schematica con annotazioni di psicologia e documentazione precisa. C’è poco da fare i faciloni: l’argomento è serissimo e complicato. Ma forse… solo perché è Halloween, per carità… potremmo giocare a classificare i serial killer cinematografici?

 

Visionari

visionari

Il serial killer visionario riceve ordini dall’alto, cioè sente la voce di un personaggio onnipotente (Dio, ad esempio) o anche solo percepito come onnipotente. Tipo la mamma. Più precisamente, tipo Norma Bates.

Il nostro serial killer numero uno è Norman Bates (Psycho – Alfred Hitchcock), che probabilmente sarebbe una personcina a modo se solo non fosse stato cresciuto da una madre agghiacciante. La donna, in un certo senso sopravvissuta alla morte, è al comando delle azioni del figlio, a cui ordina chi e come uccidere.

Facciamo un salto di qualche anno per arrivare a Francis Dolarhyde (Manhunter – Michael Mann; Red Dragon – Brett Ratner), altra vittima di un’educazione femminile un po’ dispotica. Questa volta la colpa è della nonna. A dargli ordini, però, è una figura particolare: il Grande Drago Rosso del dipinto di William Blake.

 

chigurh

Uno dei personaggi più interessanti di tutti i tempi è certamente Anton Chigurh (Non è un paese per vecchi – Joel e Ethan Coen), cinico e privo di empatia, che prende ordini dalla monetina che lancia: testa o croce? Ucciderà in base alla risposta che il caso gli darà. Eppure Chigurh ha una sua morale, un percorso tracciato che lo porta di uccisione in uccisione.

Sarà meglio collocarlo a metà fra questa e la prossima categoria.

 

Missionari

missionari

John Doe (Seven – David Fincher) ha uno scopo: rappresentare i sette vizi capitali. Non si gingilla con vittime casuali, ma al contrario la sua è una missione – punire un individuo che sia la personificazione di un peccato – che richiede un lavoro certosino, una premeditazione lucida e geniale.

A rappresentare questa categoria chiamiamo anche César (Bed Time – Jaume Balagueró), portiere di un palazzo, che come meta si pone l’infelicità altrui. Semplice e terrificante. Non servono idee troppo complicate per far correre un brivido lungo la schiena: basta avere il sospetto che l’omino nel gabbiotto lì infondo alle scale sia dedito a passatempi del genere.

 

dexter

A metà fra questa e la prossima: Dexter Morgan (serie tv omonima di James Manos Jr.). Suo padre gli ha insegnato che se proprio deve uccidere, che almeno ripulisca il mondo dalle persone cattive, così da essere l’angelo della morte sceso in terra. Le sue ali saranno fatte di sangue, ma saranno pur sempre ali. Può rivelarsi un buon modo per mascherare da missione morale quello che era nato come vero e proprio… piacere.

 

Edonistici

edonisti

Stranamente, i serial killer di questa categoria al cinema sono quasi sempre rappresentati come personaggi chic, quasi degli esteti. Il re degli assassini eleganti è Hannibal Lecter (adesso protagonista della stupenda serie Hannibal, e reso celebre da Il Silenzio degli Innocenti – Jonathan Demme), personaggio così interessante da venir continuamente riportato sullo schermo per essere osservato sotto una luce diversa. E il bello è che risulta ogni volta di un incredibile fascino magnetico e mortale.

Charlie e India Stoker (Stoker – Park Chan-wook), zio e nipote, sono inquietanti, è vero. Eppure l’eleganza delle loro figure longilinee e l’autentico piacere che traspare dai loro occhi al momento di un atto omicida, ai limiti dell’erotico, sono espressioni di una perversione così setosa e seducente che quasi li si giustifica.

 

funny games

A metà fra questa e la prossima ci sono Paul e Peter (Funny Games – Michael Haneke). Il loro hobby è torturare famiglie standard, con una crudeltà disturbante e molto cortese. Uccidere per loro è effettivamente un piacere – particolare, non c’è che dire – ma anche una forma di dittatura in miniatura da instaurare con brutalità nella casa di cui prendono possesso.

 

Dominatori

dominatori

Chiamiamo in causa Patrick Bateman (American Psycho – Mary Harron) per fare da portavoce ai serial killer dell’ultima categoria, il cui obiettivo è assumere il totale dominio della vittima. Il personaggio del già citato uomo di Wall Street è infatti completamente costruito sulla mania di controllo: avere il potere di decretare la morte dell’essere umano ne è semplicemente l’esasperazione.

Altro esemplare della categoria è da brivido, nonostante gli occhialetti e l’aria squallida. George Harvey (Amabili Resti – Peter Jackson) è un pedofilo viscido e serpentino, un personaggio pericolosamente verosimile.

E concludere una rassegna del genere, fatta di serial killer così grandi da essere al livello degli eroi, con un ometto disgustoso, per cui si prova immediata repulsione, potrebbe sembrare riduttivo. Ma più che un Michael Myers, che sfiora l’allegoria, fa paura un personaggio che cammina vicino, davvero molto vicino alla realtà.

Chiara Orefice