Il telefono a palazzo Chigi squilla, dall’altro capo del telefono non c’è né Verdini né Gianni Letta, ma proprio lui, Silvio Berlusconi; i due leader si sono parlati, si sono studiati, misurati le parole perché in ballo c’è la tenuta del nazareno e le prossime mosse politiche. Entrambi sanno che dietro i proclami e le volontà di intenti c’è una lotta feroce e senza esclusioni di colpi per far si che le proprie linee politiche e i propri posti al sole rimangano inalterati; c’era una certa concitazione, anche se filtrata e dissimulata, nelle parole di Renzi e Berlusconi, nessuno si fida dell’altro.

Da parte di Berlusconi, che è stato l’attore della chiamata, c’era la volontà di tastare gli intenti di Renzi, dopo il durissimo scontro con i sindacati e l’ala eversiva del suo stesso partito, le avvisaglie di un voto anticipato sono ora più che mai palpabili. In questo contesto il leader di FI ha voluto garanzie sulla stabilità del patto, difatti alcuni elementi dell’italicum sono ancora al vaglio, come il premio di lista, vero spauracchio di Berlusconi, il quale in questo momento con i sondaggi alla mano si troverebbe terza forza, quindi fuori dal ballottaggio che vedrebbe antagonisti PD e 5 stelle. Il cuore però della discussione per Berlusconi è la sua incapacità di poter affrontare il voto anticipato in questo momento, quindi dilatare al massimo i tempi per permettergli di radunare le sue forze e sopratutto di risorgere politicamente con la fine dei servizi sociali, in sostanza, stendere con parsimonia e lungimiranza il telo per una nuova discesa in campo, un “nuovo ’94” come egli stesso lo ha definito.

Dall’altro lato della cornetta però c’era, il convenuto Matteo Renzi, che di fronte alle promesse e patti tende sempre più a non fidarsi, proprio perché alle promesse di Verdini prima e Berlusconi poi, non vede conseguenze sul piano politico, continua la politica di opposizione tenuta da FI sia alle camere sia nelle singole commissioni. Ci sono anche le parole di Brunetta che ogni giorno spara a zero sul lavoro del Governo, delineando così una non così forte presenza di Berlusconi nel proprio partito; la paura di un passo indietro in qualunque momento del partner è oggi per Renzi fonte di forti preoccupazioni, dopo che ha dissotterrato l’ascia di guerra contro la minoranza PD e i sindacati, la stabilità dell’esecutivo sarebbe, con tale colpo di mano, minima. Il deterrente primo però rimane ancora il voto anticipato, Renzi è conscio del fatto che l’urto di una scissione sarebbe attutita dalla possibilità di instaurare un tavolo di trattativa della riforma elettorale in qualunque momento con Sel o con il Movimento 5 stelle ,esautorando completamente il FI e avendo così ancora la pistola carica.

Dario Salvatore