Il sottile ed incerto equilibrio che regge ogni inchiesta giudiziaria, il terreno scivoloso da percorrere per immettersi lungo il cammino verso la verità: sono ostacoli di cui ogni storia di pentimento e collaborazione è piena, e quella di Gaspare Spatuzza non fa eccezione. Collaboratore di giustizia dal 2008, Spatuzza ha ribaltato alcune verità storiche sugli attentati di Firenze, Milano e Roma, oltre a mutare profondamente lo scenario dietro la strage di via d’Amelio. Se ne occupa il libro della sociologa Giovanna Montanaro, “La verità del pentito”, con prefazione di Pietro Grasso, presentato martedì 28 ottobre presso la pizzeria Vecchia Napoli di Afragola, uno dei presidi di lotta al racket sul territorio. L’iniziativa, promossa da Libera Contro le Mafie con la collaborazione di SOS Impresa, ha inaugurato il nuovo corso “letterario” del locale, e quello di Giovanna Montanaro è stato dunque il primo libro ad arricchire gli scaffali della pizzeria.

Abbiamo dunque sfruttato l’occasione per rivolgere alcune domande all’autrice:

Il Presidente Napolitano è stato ascoltato nell’ambito del processo sulla trattativa Stato-Mafia; contemporaneamente, infuria un polverone mediatico sulla vicenda, unica nel suo genere. Lei ritiene che il Presidente abbia fatto bene ad accettare di testimoniare? La valenza di tale testimonianza può considerarsi realmente utile ai fini del processo o nasconde risvolti meramente politici e, in un certo senso, d’immagine?

Non vorrei entrare nel merito di una vicenda complessa – quale quella della presunta trattativa Stato – mafia che ha ormai assunto un eccessivo clamore mediatico. E questo non aiuta nella comprensione dei fatti. Dico solo che il presidente della Repubblica aveva già detto in precedenza che non aveva nulla di utile da dire. La nota SISMI apparsa qualche giorno fa in realtà non aggiungeva nulla, poiché sin dal marzo del 1992, prima e dopo l’omicidio Lima, il ministro dell’Interno Scotti aveva lanciato un allarme sul rischio concreto di attentati. Non solo, dopo la strage di Capaci sono tante le note dei servizi segreti che parlavano di attentati indicando nomi di politici (tra questi Calogero Mannino, Antonio Di Pietro e altri) e non solo. Prima della fine di giugno del 1992 una nota allerta sul rischio di un attentato a danno del giudice Borsellino. Allarmi di questo tipo sono proseguiti nel 1993 durante la stagione delle stragi a Firenze, Roma e Milano. 

 

Poche ore prima di tale circostanza, erano giunte parole al vetriolo da parte di Beppe Grillo, che dal suo palco ha dichiarato che persino la mafia “aveva una sua morale”. Cosa sente di replicare a tali considerazioni?

Riguardo alle affermazioni di Beppe Grillo, che dire… Solo chi non conosce la mafia può lasciarsi andare a libere considerazioni, di quel tipo.

 

La vicenda di Gaspare Spatuzza e della strage di Via d’Amelio potrebbe, in qualche modo, ricollegarsi ad un’altra tragica vicenda dei nostri territori, la strage del rapido 904 di cui a Dicembre ricorrerà il trentennale, e in cui persero la vita anche alcuni nostri concittadini. Lei stessa ha ricordato infatti come il tipo di esplosivo utilizzato in entrambe le stragi fosse lo stesso. L’abbraccio mortale tra criminalità organizzata, terrorismo ed apparato istituzionale ha rappresentato a lungo, e rappresenta ancora, un’ombra pesante d’inquietudine, omertà e vittime innocenti. Eppure, mentre il terrorismo può definirsi allo stato attuale sconfitto, non altrettanto sembra si sia in grado di fare con la criminalità organizzata. Per quale motivo, a suo giudizio?

Spatuzza ha detto ai magistrati: “ho fatto parte di un’associazione terroristico-mafiosa denominata Cosa nostra” per rimarcare il mutamento di strategia intervenuto nel 1992 con la decisione di far ricorso a sistemi terroristici, con l’impiego di esplosivo e autobombe che a partire dall’attentato di Capaci (Falcone, nel programma iniziale doveva essere ucciso a Roma, poi Riina richiama il commando a Palermo e sceglie l’uccisione eclatante, la strage) caratterizza l’intera stagione stragista 1992-1993. E se nel gennaio del 1994 fosse esplosa l’autobomba allo stadio Olimpico con il centinaio di vittime che avrebbe provocato si sarebbe messa a dura prova, con la destabilizzazione finale, la tenuta democratica delle Istituzioni, con la destabilizzazione finale.    L’aggravante della “finalità di terrorismo” è stata riconosciuta per alcuni imputati del processo Borsellino quater  tuttora in corso.  

Il fenomeno del terrorismo che abbiamo conosciuto in Italia negli anni 70-80 del secolo scorso non è assimilabile al fenomeno mafioso , che ha radici secolari e caratteristiche ben diverse. Le mafie controllano interi territori del nostro Paese, si nutrono di un rapporto sistemico con la politica, godono anche di un certo consenso sociale… Seppure vi sono stati risultati importanti, con l’arresto di numerosi latitanti e lo svelamento di intrecci con colletti bianchi e mondo della politica locale e nazionale, moltissimo resta ancora da fare. 

Ringraziamo Giovanna Montanaro per la cortesia.

Il libro “La verità del pentito” è disponibile in edizione Sperling&Kupfer: http://www.sperling.it/la-verita-del-pentito-giovanna-montanaro/

di Maria Angela Basso ed Emanuele Tanzilli