Esistono ancora le streghe? Esistono, certo, ma in un mondo che non tutti conoscono, in cui la ragione e la razionalità hanno lasciato il posto al mistero, alle credenze e alla superstizione. Le streghe esistono nel mondo della magia, dove sogni, ambizioni e speranze non sono solo illusioni ma posso realizzarsi. È il mondo dell’esoterismo: l’energia del corpo e della mente, la forza dell’anima e dei sogni proibiti sono gli elementi principali.

In questo mondo magico le streghe sono eredi e discendenti di fattucchiere, mezzane e maghe che tramandano di generazione in generazione le loro formule e i loro incantesimi scritti nei “grimori” (libri di magia), piccoli patrimoni esoterici ricoperti dal sonno dell’oblio che non possono essere svelati. Ci si rivolgeva alle streghe per riconquistare un amore, sedurre un uomo, avere successo nel lavoro, conquistare fama e denaro.

Napoli è conosciuta anche per il suo lato oscuro e misterioso, capitale dell’esoterismo e città in cui le streghe si trovano, forse, ancora oggi. Personaggi di fantasia amanti della natura, delle arti magiche e del mistero che vivono tra la gente e fanno profezie, costruiscono talismani, creano sortilegi per i cattivi e anche per i buoni. In Campania sono numerose le leggende in merito alla presenza delle streghe: ricordate la leggenda delle streghe di Benevento?

La leggenda racconta che le streghe avevano origine nell’antichità sannitica e romana, quando nel IV secolo a.C gli antichi coloni Lidi della Magna Grecia importarono nel Sannio il culto orgiastico di Cibele e quando poi Ovidio cantò le orrende strigi bramose di sangue infantile. Il culto si diffuse rapidamente in Italia ed in Europa nel 1600, fino ad arrivare in quel di Benevento. La città campana è nota per una leggenda suggestiva che ha ispirato nei secoli poeti ed artisti.

L’esistenza delle Streghe si fuse con gli echi dei misteriosi riti orgiastici dei Longobardi a Benevento. Nel secolo VII, importarono nella nuova terra, che poi li avrebbe convertiti al cattolicesimo,  il culto di Wothan, il padre degli Dei. In suo onore ad un albero sacro sospendevano una pelle di caprone e la colpivano con le frecce e ne mangiavano un pezzetto. I beneventani dapprima guardavano sbigottiti il rito demoniaco ma poi ne tramandarono la leggenda nel meraviglioso.

Con il passare dei sovrani venne praticata l’ abiura delle pratiche idolatre in cambio della salvezza ma la leggenda si era creata ed si era diffusa: i guerrieri erano diventati, secondo le credenze, donne malefiche danzanti freneticamente intorno all’ albero di noce demoniaco, gli urli di guerra erano diventati i rumori orgiastici, momenti in cui partecipava anche il diavolo in sembianze di caprone. E quando i Longobardi si  insediarono in Benevento, con il passare dei secoli, la mostruosa leggenda era nascosta lì, nella memoria dei savi e dei creduloni e continuò a essere raccontata e spesso alterata fino all’età barocca.

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Nella vasta spianata del noce magico si riuniscono di notte le duemila e più streghe, guidatavi ognuna dal demonio custode – Martinello o Martinetto – che è nello stesso tempo amante e servo e che, prima della cavalcata, unge la sua donna con un unguento magico, e lì, alla luce delle fiaccole, dopo aver venerato il capo dei diavoli che appare sotto le spoglie del caprone e che premia le Streghe migliori e che punisce con staffile quelle infingarde, comincia l’orgia. E se è intervenuta qualche neofita che ha abiurato alla vera Fede, il Re delle Tenebre, dopo averle fatto giurare sul sangue spremuto dalla mammella sinistra di essere, come tutte le Streghe, almeno una volta al mese adultera e omicida e di seminare senza soste malefici e odi, le assegna un Martinello e le promette vita lunga e godimenti di ogni sorta.”

Così narra la leggenda. Questa scena terribile si dissolve all’alba e ha dato vita ad un vero e proprio filone letterario e folclorico, pieno di suggestioni e leggende. Nella città di Benevento risultato sublime di queste dispute mistiche, esoteriche e magiche è un liquore creato più di un secolo fa da Giuseppe Alberti: il gusto e l’aroma che lo  distinguono dagli altri affini contiene forse qualità incantatrici che gli hanno giustamente valso il nome di liquore Strega.

Valentina Labattaglia