Genere: Drammatico; Durata: 70 minuti; Paese: Francia; Regia: Jean-Luc Godard; Soggetto: Jean-Luc Godard; Cast: Héloise Godet; Kamel Abdeli; Richard Chavallier; Uscita nelle Sale: 20 Novembre 2014

Uscirà il 20 novembre nelle sale italiane il nuovo film di Jean-Luc Godard, candidato al Festival di Cannes 2014 e vincitore del Premio della Giuria,  Adieu au Langage.

La trama presenta elementi semplici: una coppia in crisi e un cane. Tra loro, dominante, l’incapacità di comunicare e di comprendersi. Godard analizza, attraverso frammenti audio-visivi e  sovrapposizioni di immagini, i danni  e le conseguenze del non-linguaggio contemporaneo, dell’uso smodato delle parole, di cui il fruitore ignora il vero ed autentico significato.

Jean-Luc Godard, uno dei padri fondatori della Nouvelle Vague insieme a Françoise Truffaut, ritorna al cinema;  il suo nuovo film è una riflessione sul significato del linguaggio, già iniziata tempo fa con  Fino all’ultimo respiro (1960).

Da bravo cinefilo, la sua enorme conoscenza del cinema e del linguaggio cinematografico gli ha permesso di introdurre una nuova prospettiva narrativa,  ribaltare le immagini, dare all’occhio dello spettatore un ulteriore  punto di vista da cui guardare osservare la realtà che lo circonda.

Il suo linguaggio cinematografico si esprime in modo radicale; e, se lo analizziamo, lo possiamo notare già partendo da  Fino all’ultimo respiro; la sua grammatica narrativa coincide con l’interruzione della continuità del racconto. Non esistono raccordi o espedienti tecnici che riescano a raccontare con maggior chiarezza delle immagini stesse.  Il cinema può dire e lasciar comprendere la realtà meglio di qualsiasi altra forma di linguaggio, grazie alla grammatica delle immagini.

L’incapacità di esprimersi tramite il linguaggio formale diviene evidente nella poetica di Godard. Il linguaggio non può o non riesce a dire ciò che invece il cinema racconta con profondità, spogliandosi dei  limiti tecnico-formali.

Adieu au Langage si presenta come ricettacolo di idee politiche e filosofiche,  e riconferma l’autore ancora una volta come il regista più innovativo di tutti i tempi (nonostante i suoi 84 anni), in grado di rinnovare continuamente il suo sguardo su ciò che lo circonda, donando allo spettatore un’esperienza completamente nuova.

Gabriella Valente