Civilization è un brand da anni sinonimo di qualità, sia per il divertimento che per i contenuti strategici di alto livello. Con Beyond Earth, sesto capitolo della saga, Civ cerca di compiere un’evoluzione, per comunicare qualcosa di nuovo agli appassionati della saga. Vediamo assieme se la metamorfosi ha avuto successo.

Vi siete mai chiesti cosa possa essere mai accaduto dopo aver raggiunto Alpha Centauri, in seguito ad una vittoria Tecnologica? Bene con Civilization: Beyond Earth potrete scoprirlo.

Il menù iniziale ci dà immediatamente la sensazione di essere tornati a giocare un Civilization, la personalizzazione delle partite è più o meno rimasta invariata, con la possibilità di modificare vari settaggi, tra cui l’attitudine della CPU, la velocità di gioco, lo scenario e tante altre piccole particolarità già viste anche nei precedenti capitoli. Colpisce immediatamente lo scarso numero di fazioni giocabili che, essendo proiettate nel futuro, assumono l’aspetto di corporazioni e aziende nonché di vere e proprie ex-alleanze continentali, prendendo il nome di Sponsor.

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Iniziamo la nostra prima partita ed immediatamente si riscontra la prima differenza: invece di muovere il primo Colone, il punto di atterraggio viene deciso in modo casuale dal pc, lasciando al giocatore la possibilità di scelta in un piccolo numero di caselle, esagonali come nel precedente capitolo Civilization V. Scelta azzeccata da un punto di vista del lore, in quanto dà la sensazione di iniziare la colonizzazione di un habitat ostile.

Ulteriore novità è la presenza degli alieni, che sostituiscono le unità barbariche, con un aumento esponenziale del loro numero. Da questo momento in poi, qualcosa nasce nella mente del videogiocatore: la grafica è più o meno la stessa del precedente capitolo, con aumento del blur, percezione della distanza, e qualche minima texture in più… Sarà questo un nuovo capitolo, o un’espansione del precedente Civilization senza un reale apporto di novità? Dal punto di vista grafico sembra essere proprio così, con la differenza dei modelli di unità e città.

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Procedendo però con la prima partita, iniziano a presentarsi una dopo l’altra le novità. In primis il sistema di missioni, migliorato e non più dipendente dalle città stato come visto nei precedenti capitoli. La loro varietà è buona così come gli eventi casuali, a titolo di esempio si citano satelliti caduti, meteoriti da deviare o esaminare sul luogo dello schianto e le classiche rovine, in questo capitolo, prettamente aliene. Fino a questo punto le novità sono interessanti e tengono il giocatore saldamente aggrappato a mouse e tastiera per qualche ora.

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Vengono così scelte le prime tecnologie da ricercare e le prime unità da combattimento. Analizziamo questi aspetti con maggiore dettaglio poiché hanno pesato in modo drastico sul giudizio finale. Per quanto concerne l’albero tecnologico, c’è da dire che il nuovo sistema a raggiera fa storcere un po’ il naso, presentando non più singoli traguardi, ma miglioramenti scientifici con sotto-ricerche. Inizialmente questo sistema può sembrare abbastanza caotico e poco delineato e dopo qualche ora di gioco la sensazione continua ad aumentare. Per quanto riguarda le truppe si nota immediatamente il loro scarso numero, ma presentano una meccanica totalmente diversa rispetto a quelle delle precedenti edizioni. Infatti se nei vecchi Civ, le unità più antiche tendono a diventare velocemente obsolete, in Beyond Earth il loro scarso numero è soppiantato da una massiccia possibilità evolutiva. Infatti anche se non esistono religioni, sono stati aggiunto tre credi da livellare attraverso eventi, cultura e scienza: Supremazia, Purezza e Armonia. A seconda del livello raggiunto le unità potranno evolvere GRATUITAMENTE. Decisamente un’idea ottima per nuovi giocatori, decisamente pessima per i veterani della serie Civilization.

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Tutto sembra velocizzato e semplificato, la politica ormai ricopre un ruolo marginale e non ha subito cambiamenti, così come la cultura che vede ancora meno rami delle precedenti edizioni. Non è affatto un elemento positivo, poiché ben presto ci si ritrova a giocare ad uno strategico militare a turni. Ciò per garantire un minimo di divertimento che a quanto pare viene velocemente a mancare dopo le prime ore di gioco.

A ciò si aggiunge un sistema di gioco praticamente identico ai precedenti capitoli Civ. Si sottolinea la presenza delle nuove unità orbitali, come, per esempio, i satelliti geo-stazionari che una volta lanciati non possono essere più spostati dalle caselle di influenza, fino a quando il consumo di carburante li porterà fuori orbita e quindi alla distruzione. Si annoverano in questa categoria il Planet Carver un raggio laser orbitale capace di spazzare via qualsiasi cosa, il Tacnet HUB, che fornisce rigenerazione e difese aumentate per le truppe sottostanti, ed il Repulsore di Miasma, che allontana le caselle caratterizzate da un gas tossico di origine aliena.

Le condizioni di vittoria sono state completamente modificate e riadattate al lore futuristico ed anche per questo motivo risultano distanti e meno appaganti del solito, mentre lo spionaggio è stato leggermente migliorato e ricopre un ruolo di maggiore importanza rispetto alla diplomazia tradizionale.

Civilization: Beyond Earth è un esperimento riuscito a metà, da una parte ci sono ottime idee, dall’altra si distacca troppo da alcune caratteristiche simbolo della serie; a tutto ciò si aggiunge un motore grafico quasi identico al quinto capitolo, e ciò porta a considerarlo come un’espansione del precedente capitolo… è completamente ingiustificato l’acquisto a prezzo pieno. Non stiamo giocando ad un PES, la saga non ha bisogno di capitoli annuali qualora non apportino grandi cambiamenti.

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