Nei giorni venerdì 17, sabato 18 e domenica 19 ottobre, sul palcoscenico della Sala Assoli di Napoli, Fabio Pisano ha portato in scena lo spettacolo teatrale Gang Bang (aiuto regia Francesco Luongo), originale rivisitazione dell’omonimo romanzo dello scrittore Palahniuk.

Un colorito riassunto della vita di Messalina, la procace moglie dell’imperatore romano Claudio che ascese alla celebrità per l’incessante attività dei suoi lombi, introduce la narrazione.

Un esercito di uomini, ammassati in un angusto spazio, vestiti delle sole mutande e marchiati da un pennarello con un numero identificativo, attende con impazienza di entrare nella storia: nella stanza a fianco, la celebre pornostar Cassie Wright si prepara a stabilire l’incredibile record di 600 uomini in una sola performance sessuale.

Il racconto si colora immediatamente di tinte grottesche: lo spettatore si scontra, sin da subito, con la disinvolta familiarità dei personaggi con quel tabù dal quale siamo stati più intensamente ammoniti, il sesso, fino coinvolgerlo nella dissacrazione di ogni riferimento sociale sul tema.

La pornografia, generalmente derubricata ad indicibile perversione da confinare nelle più segrete sfaccettature del privato, assurge in quella stanza a raffinatissima espressione artistica, oggetto di discussioni più o meno impegnative tra gli astanti, che ostentano con orgoglio la propria preparazione sull’argomento.

La prepotenza lussuriosa di Cassie Wright, cui tutti, su quel set, riconoscono l’unico ruolo attivo della performance, stravolge la consolidata identificazione della donna nel soggetto passivo della rappresentazione pornografica.

Anche nella narrazione teatrale la storia si dipana attraverso le impressioni dei quattro protagonisti.

gang bang

L’unica donna fisicamente presente sul palcoscenico è Sheila (Francesca Borriero), la giovane assistente tutto fare della signora Wright, indaffarata a tenere a bada le irrequietezze degli attori in attesa e a garantire il corretto flusso di uomini nella stanza delle riprese, fissato, per esigenze organizzative, a tre per volta. La mancanza di un qualsivoglia criterio nell’appello, che è piuttosto frutto di un capriccio della diva, incendia gli animi, sì che non raramente la composta Sheila si trovi costretta spegnere incandescenze ed ebollizioni.

Sicuramente l’elemento più difficile da gestire è il numero 600, meglio conosciuto con il nome di Brad Bacardi, attore pornografico di grande esperienza, ma oramai travolto dal tempo, malmenato dalla vita e progressivamente in declino. A Cassie lo lega, oltre che una lunga carriera decennale, una storia d’amore finita con un divorzio e un bambino dato in adozione. Gli echi della delusione lo costringono a vagare come un pazzo per quell’angusta stanza e a meditare un suicidio spettacolare sul set, nell’intima speranza di mandare in frantumi l’unica cosa che quell’insensibile di Cassie sembra avere a cuore: il suo record. L’interprete, Pietro Juliano, ha confessato di essersi ispirato, nella costruzione del personaggio, a Bob Malone, stella degli anni ’80 del cinema a luci rosse, a suo dire totalmente al di fuori degli schemi tradizionali dell’adone atletico.

Più pacifico, ma certamente non meno problematico, Tom Herser (Roberto Ingenito), segnato con il numero 137, che, lasciandosi travolgere dall’ansia della prestazione, ingurgita una confezione intera di pilloline afrodisiache, che gli procurano tutti i sintomi di un incipiente ictus. Herser è stato l’attore protagonista di un sceneggiato televisivo, ma nell’ambiente è piuttosto noto per la partecipazione ad un porno omosex, che costituisce ancora, nonostante il tempo trascorso, una zavorra insopprimibile in ogni tipo di relazione. Un tremendo abuso è alla base di tutte le sue rimpiante scelte di vite.

Quella popolazione più o meno variegata che si avvicenda sul talamo della diva confida che lo sforzo la conduca alla morte. Solo l’evento luttuoso, consegnando la prestazione (e i suoi partecipanti) alla leggenda, li riscatterebbe tutti da una vita costellata di insuccessi, frustrazioni e umiliazioni.

Anzi, è voce di popolo che la stessa diva abbia immaginato il kolossal come ultimo e insuperabile atto della propria carriera professionale e deciso di incontrare la morte in battaglia come un eroico guerriero omerico (nel romanzo Cassie Wright, invece, rimprovera a Messalina di non essersi data la morte per sfuggire ai pugnali dei suoi aguzzini. Così, più che ad Achille, somiglia a Catone l’Uticense, laddove la morte è vissuta come estremo atto di emancipazione dal tiranno più spaventoso e severo, il tempo).

L’unico a preoccuparsi per la salute della pornostar è un patetico ragazzino che aspetta il proprio turno con un mazzo di orchidee sfiorite in pugno: risponde al nome di Malcom Regan e al numero 72 (Edoardo Sorgente). È un figlio del porno, perché concepito durante le riprese di un film a luci rosse da Cassie Wright e, probabilmente, da Brad Bacardi. Ma solo mater certa est, quanto meno stando alle parole delle madre adottiva, che, scoprendolo nel bel mezzo di un amplesso con la bambola gonfiabile della pornodiva, gli ha spiattellato in faccia i suoi natali, vomitandogli addosso con disgusto la natura incestuosa delle sue pulsioni.

È lì per sviare la madre biologica dall’impresa suicida in cui si è imbarcata. Di tutt’altro avviso Bacardi ed Herser, che, invece, gli consigliano di compiere l’indicibile nefandezza edipica. In fin dei conti, è per lui che Cassie ha progettato la Gang bang: pessima madre in vita, confida di esserlo da morta, lasciandogli in eredità gli ingenti proventi del film.

Ma i fatti, in realtà, stanno diversamente…

A differenza del romanzo Gang Bang, la figura di Cassie non compare mai sulla scena. Certo è che il finale previsto da Palahniuk risulti troppo impegnativo da riprodurre scenicamente, ma possiamo anche immaginare che nessuna donna in carne ed ossa sarebbe stata mai all’altezza del mito di Cassie Wright.

Danilo De Luca