Archiviata la sospensione del sindaco De Magistris, la città di Napoli necessita di riprendere la propria strada. Fallito il ribaltone nazionale, dove ad essere coinvolti non erano solo le correnti interne del Partito Democratico napoletano, il sindaco indossa di nuovo la sua fascia. E meno male, aggiungo. Bentornato, sindaco. Ma le critiche e la battaglia politica e, anche, mediatica contro il sindaco di Napoli hanno una ‘tradizione’. La nostra città non è mai stata determinante solo per se stessa, ha spesso avuto una valenza politica e sociale che va al di là della questione comunale e regionale. Qui ci sono gli interessi, che si giocano quasi sempre sul piano nazionale.

Ne sapevano qualcosa quelli della Democrazia Cristiana, quando negli anni della giunta Valenzi ha avuto un ruolo nella volontà di ammazzare politicamente il sindaco del Pci. Non solo, furono gli accordi con il Psi di Bettino Craxi a determinare, troppo spesso, le vicende politiche della città. E mentre la lotta intestina andava avanti, Napoli ha vissuto l’impoverimento, la camorra che si è radicalizzata, la deindustrializzazione che ha delocalizzato o chiuso le fabbriche, la povertà e i grandi problemi storici della città. La coalizione tra amici-nemici Dc-Psi si è trascinata fino allo scoppio di Tangentopoli, ma teneva ben ferma la propria alleanza per determinare scelte politiche per affinare il proprio consenso nei comuni d’Italia e per stare contro il Partito Comunista Italiano: da Torino a Milano, passando per la città di Roma. Il discredito dei sindaci rossi era, quindi, sostenuto fortemente da questi soggetti, i quali, poi, furono in grado di mantenere il controllo sulla città partenopea praticando un indecoroso malcostume e lasciando, nel ’92, i conti in rosso del comune.

Per cui, la città di Napoli, insieme a De Magistris ha dovuto fronteggiare il risultato di questi 40 anni di amministrazione della cosa pubblica. Chi pensava che fosse stato facile amministrarla, sbagliava di grosso. La sua storia è nota a tutti, lungi da me riportarla interamente. De Magistris, al tempo delle comunali era puro ossigeno per una città in coma ed era sostenuto da intellettuali, movimenti, cittadini che tenevano (e che tengono ancora..) viva la partecipazione politica nella nostra enorme metropoli. Il resto lo conosciamo, De Magistris è diventato sindaco e sono cominciati i primi mugugni, le prime divisioni interne alla giunta, gli assessori mandati a casa, la maggioranza che si divide e poi si ricompatta. Non sono stati anni entusiasmati per la giunta e l’azione comunale, che non è per niente esente da critiche. Ci sono state luci ed ombre sul governo della città e nel 2011 il rapporto con i cittadini si è letteralmente affievolito. Napoli si è sentita, per un certo verso, un po’ tradita, nonostante molti problemi affrontati dal sindaco in campagna elettorale siano stati risolti. Ma la ferita non era possibile sanarla così facilmente.

Le critiche, seppure oppurtune e lecite, non possono tenere fuori dal discorso l’austerità imposta dai governi nazionali che si sono susseguiti. Non possiamo ignorare le politiche suicide che il Presidente Monti ha praticato, non si può non tenere conto del taglio ai bilanci e di quelle misure che hanno ridotto la capacità degli enti locali di rispondere alla domanda di servizi proveniente dai cittadini, ed hanno pesantemente inciso sulla qualità della vita dei ceti più poveri, determinando fenomeni di ulteriore degrado e marginalità sociale.

Ed è proprio per questi motivi che il sindaco va sostenuto, non fosse altro per una questione di amore profondo per la propria città e la volontà di riscattarsi, insieme, provando ad opporsi ai disegni del malcostume dei partiti di maggioranza parlamentare, i quali vogliono esclusivamente allargare i propri tentacoli sulla città. Non è un caso che la Tartaglione abbia annunciato che le alleanze in regione saranno praticabili solo con chi non farà da stampella al sindaco. Non è un caso che tutti gli esponenti politici di maggioranza e i maggiori media, abbiano, per circa un mese, compiuto un’opera di discredito nei confronti di De Magistris.

Napoli deve e può cogliere questa occasione di rilancio, di riscatto, di rivalsa popolare, perché solo riprendendo il cammino interrotto nel 2011, si può tornare a far vivere la speranza negli occhi di Partenope. Ignorare questa possibilità sarebbe un atto ignobile, di cattiveria, nei confronti della propria città. La partecipazione democratica, la volontà di provare a ricostruire un percorso unitario e fuori dagli schemi potrà salvarci. Perché non provarci, del resto Napoli si è liberata dai nazifascisti, di certo ha dimostrato di poter uscire da momenti più brutti. De Magistris lo sa, vedremo se saprà dimostrarlo.

Luca Mullanu

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Lavoratore precario nel settore del turismo, appassionato di politica sin dalla nascita. Fondatore e ideatore di Libero Pensiero online, insieme ad Emanuele Tanzilli. Cuore a sinistra, contribuisce alla crescita della FGCI, di cui era anche Segretario Provinciale di Napoli. Attualmente senza casa politica, come tanti e tante di sinistra che non si riconoscono più in nessun soggetto organizzato. Un libero pensatore: scrive praticamente da sempre. Da ragazzo, come tantissimi altri, avvertiva il peso delle ingiustizie della società: voleva cambiare il mondo e ha cominciato ad impegnarsi durante i primi anni di Liceo. Ha sempre odiato le ingiustizie, tanto quanto i suoi compagni di viaggio. Non ama i dogmi, ma lo anima la voglia di discutere.

1 COMMENTO

  1. Bel pezzo, forse un po’ troppo buonista, condivido la tesi del “sosteniamo il sindaco perchè da lui dipende il bene della nostra città”, anche se dopo 3 anni di mandato le delusioni sono moltissime. Mi aspettavo qualche passaggio sulle amministrazioni Iervolino e Bassolino, l’articolo dà un po’ l’impressione che sia tutta colpa della DC e che il Csx sia innocente (il che non è vero), ma mi rendo conto che ciò avrebbe sottratto spazio all’argomento principale.

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