La notte di Halloween è trascorsa da poco e molti di voi avranno ancora come foto profilo di facebook un vestito da zombie, da strega o da vampiro. No, inutile cambiarla adesso, non importa. Anche perché credo sia perfettamente in tema con la storia dei giorni nostri, molto simile alla trama di un romanzo noir, o alla sceneggiatura di un film horror. Dopotutto, i mostri non hanno necessariamente la pelle verde e le ossa o i tendini scarnificati. Ci sono incubi che vanno ben al di là delle maschere e dei trucchi, ben al di là della finzione della scena, dell’apnoico palpito da palcoscenico.

You see, it’s broke nigga racism
That’s that “Don’t touch anything in the store”
And it’s rich nigga racism
That’s that “Come in, please buy more”…

Così rappa Kanye West nella sua canzone “New Slaves” (https://www.youtube.com/watch?v=-SoKFycTmVU): nuovi schiavi. E delinea con spietata lucidità l’evoluzione degli schemi sociali, o meglio, l’avvolgersi intorno a paradigmi di comportamento e di classismo sempre uguali e via via più sofisticati, subdoli. Gli schiavi esistono oggi come secoli fa, non più in catene, certo, non più chini sotto le fruste nelle piantagioni di cotone. A cambiare, semmai, è la consapevolezza comatosa, l’accettazione inerme dello status quo in cambio di sterili rassicurazioni materialistiche. Che, con la crisi, stanno venendo a mancare. Ed eccoci qui, nuovi schiavi più schiavi d’allora, con l’iPhone al posto delle catene e una mela a marchiarci l’anima invece della pelle.

Brainch
Autrice: Laura Arena

Cari lettori, bentornati al brainch. In questa settimana abbiamo avuto di che indignarci, quindi da dove cominciare? La proposta di limitare il diritto di sciopero avanzata da Davide Serra alla Leopolda, per esempio. In effetti, agli schiavi non era consentito scioperare. Ecco il volto nuovo della sinistra, quello in giacca e cravatta, valigetta alla mano e conti alle Cayman. La destra, praticamente. Mi auguro fosse solo una provocazione di riflesso, turbata dall’immensità della folla di piazza San Giovanni a Roma, ma non ne sono molto convinto. Certo è che se Renzi immagina di condurre la sua linea politica permettendo ad affaristi e speculatori di irrompere in scena a sputare ogni genere di fesseria, allora stiamo messi male.

Poi ci sarebbe la carica ai lavoratori della AST-ThyssenKrupp in corteo sotto l’ambasciata tedesca. Sono stati presi a manganellate per aver messo “in pericolo l’ordine pubblico”. Naturalmente, nessuno pensa a rivolgersi a chi mette in pericolo la dignità e la sopravvivenza di centinaia di famiglie: loro sono semplici schiavi. Il manganello è il simulacro più iconico di quest’Italia, dove la violenza è il linguaggio di chi è privo di argomentazioni, dove si preferisce mettere i deboli gli uni contro gli altri, nella speranza che si facciano fuori a vicenda, così da avere magari qualche problema in meno. La FIOM ha annunciato otto ore di sciopero e due manifestazioni nazionali: troppo poco, a mio avviso. Lo sciopero è un diritto sacrosanto, checché ne pensino gli impomatati finanzieri della Leopolda, e in frangenti storici di transizione violenta come questo diventa, secondo me, un dovere. Il dovere di paralizzare l’intero Paese, se necessario, per ricordare a qualcuno troppo innamorato dello specchio che sì, occorre trattare con benevolenza chi offre lavoro, ma che senza chi si sporchi le mani o spacchi la schiena neppure i cari imprenditori avrebbero di che mangiare, almeno fino a quando l’amor proprio non diventerà commestibile.

Ma a far emergere con dirompenza la brusca immagine degli schiavi del terzo millennio è stata la piena assoluzione per tutti gli imputati del processo-Cucchi. Le lacrime di rabbia della famiglia facevano da complemento dicotomico ai medi alzati dei sindacalisti della polizia. Da un lato la schiavitù impotente, dall’altro l’asservimento ideologico. Razzismo e fascismo non sono due termini obsoleti, anzi tutt’altro. Lo Stato che tutela gli assassini, che aggredisce i lavoratori, che esalta lo sciacallaggio padronale contro i ceti bassi della popolazione altro non è che un regime. E l’Italia, salvo sporadiche e brevi interruzioni di facciata, lo è rimasto fin dai tempi del Duce.

Ma a noi cosa frega, lo smartphone si può pagare a rate e così pure la libertà. Inoltre, le catene adesso pesano molto meno, e non fanno quel rumore agghiacciante di ruggine e fantasmi. In fondo, essere schiavi è abbastanza comodo.

Buona domenica a tutti e alla settimana prossima. Vi ricordo che per critiche, riflessioni o insulti potete sempre scrivermi una mail a ilbrainch@liberopensiero.eu

Emanuele Tanzilli